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L’intervista di Auro Palomba a Luciano Benetton

1 Dic , 1992  

Auro Palomba


«Dica la verità, lo rifarebbe?». Luciano Benetton alza gli occhi verso l'interlocutore. Poi lo sguardo vaga per un attimo nel vuoto, come per cercare dentro di sé una risposta definitiva: «Sì, lo rifarei, mi ricandiderei al Senato. Anzi mi auguro che ci siano sempre più persone al di fuori della politica che possano e vogliano dare il proprio contributo, persone meno impegnate di me che abbiano più tempo da perdere, perché se ne perde mollo. Bisogna però avere fiducia nel sistema, perché è an-che colpa dell'imprenditoria che negli anni 60 si è disinteressata della politica se siamo giunti a questa situazione». La domanda giunge al termine di un'intervista in cui si è dipinto uno scenario dell'Italia non certo incoraggiante, in cui politica e economia si sono continuamente intrecciate, e non poteva essere altrimenti, visto che Benetton, alla lesta di un gruppo che fattura oltre 2.500 miliardi, dallo scorso 5 aprile siede sui banchi di Palazzo Madama, detto nelle liste repubblicane. Leggendo le cronache di questi giorni ci si chiede sempre più se queste privatizzazioni si faranno. Cosa ne dice?

«C'è in realtà l'impressione che esista una parte del governo, di cui non si capisce la consistenza ma che è certamente forte, che non vuole le privatizzazioni, che ha paura di perdere le funzioni dirigenziali, perché poi dietro a lutto c'è proprio questo. Ma non è molto ragionevole pensare che si possa fare a meno di privatizzare. Mi sembrano tutte delle scuse, soprattutto quando si dice che non si deve privatizzare per non svendere agli stranieri, mentre secondo me, soprattutto nel caso dei servizi, si avrebbero spesso dei vantaggi. Le faccio un esempio: telefonare dalla Danimarca all'Italia costa 1.61 Euro per tre minuti. Dall'Italia alla Danimarca 2.53 Euro. Solo Grecia e Spagna ci sopravanzano nelle tariffe, ed evito il confronto con gli Stati Uniti. Ecco, se arrivasse, per esempio, un danese nei telefoni, non potrei che essere contento. E credo che il discorso si potrebbe estendere all'Alitalia e così via. Da noi, a causa del monopolio, non si sono ancora sprigionate le caratteristiche migliori».

Gli altri spauracchi agitati contro le privatizzazioni sono la disoccupazione e la paura che a causa della Borsa in fase negativa si svendano le aziende.

«Non sono spaventato, perché è un passaggio obbligato per essere competitivi, bisogna sburocratizzare. Le farò un altro esempio: dicono che alla Banca di Roma ci sono 1.800 delegati sindacali, di cui 570 non mettono piede in azienda, gli altri rendono circa il 40%. Non è possibile, non esiste negli altri Paesi. Anche quello che è successo ai Monopoli di Stato è perfettamente in linea. Dietro a queste persone vi sono i cosiddetti boiardi di Stato. Al Senato i dipendenti dei Monopoli hanno occupato tutto lo spazio dedicato al pubblico. Bisogna ridurre i costi, e per farlo si deve anche ridurre l'organico. Queste persone saranno reintegrate in altri posti di lavoro. ' In realtà lo spettro della disoccupazione è agitato per fare compassione. Bisognerebbe invece dire che è una vergogna che queste aziende vadano avanti con personale in sovrabbondanza».

Come vive il dibattito sulle privatizzazioni da senatore

«In Aula si ha la netta sensazione che tutto venga deciso altrove. E c'è anche la convinzione che in questo momento vi sia un forte legame Dc-Psi».

Voi siete interessati a qualche azienda dello Stato?

«No. In questo momento si trovano opportunità interessanti anche nel privato. e ci stiamo guardando intorno». noi esportiamo circa il 65% del prodotto, quindi c'è andata bene. Per fortuna non abbiamo neanche tanti debiti, e quindi i tassi alti non ci pesano molto. Essendo all'estero poi ci finanziamo anche presso altri sistemi bancari. Come immagine del Paese ovviamente ii discorso è opposto. Svalutando si perdono punti in credibilità. È stato un colpo abbastanza evidente. Ma è solo la conseguenza dello stato di salute del Paese, dove non esiste l'ordine pubblico e di privatizzazioni finora si è solo parlato».

E tutto questo pesa sul Made in Italy

«Il Made in Italy è strettamente legato all'immagine del Paese. Non siamo più di moda, per i turisti, per l'abbigliamento, per tutto. Anche i costi sono legati all'immagine. Perché tutto quanto abbiamo detto finora, dalla mafia al governo, comporta dei costi superiori. L'Italia, da sempre un Paese turistico, ha costi di alberghi, ristoranti eccetera superiori a tutto il resto del mondo, fatta eccezione forse per il Giappone. Se dall'estero rinunciano a venire qui, poi si parla anche male dell'Italia».

Siamo alla fine dell'anno. Nella situazione appena descritta, come è andato per la Benetton?

«Bene, dovremmo avere un incremento del 10% del fatturato e qualcosa di più per gli utili. Nonostante si sia fatta una politica di prezzi contenuti. Nel nostro bilancio entrano però in modo determinante le royalties sui prodotti, che hanno un valore aggiunto determinante».

Lei, la sua azienda, siete stati sempre attivi nel campo dell'immagine. Se avesse una ricetta magica per rendere nuovamente l'Italia vendibile all'estero, cosa farebbe?

«Migliorare l'immagine del Paese. Solo così si attraggono i capitali dall'estero. Si deve dunque migliorare l'immagine politica, dare stabilità economica, fare le privatizzazioni. Far vedere che c un Paese libero, dove non ci sono trucchi. In Italia esistono ancora i monopoli, e questo è visto con sospetto all'estero. Il discorso vale anche per i sindacati. Bisogna far tornare la fiducia in questo Paese, combattere, e per farlo si deve avere molto coraggio».

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Auro Palomba: “Privatizzazioni, Confindustria all’attacco”

1 Dic , 1992  

Auro Palomba

Auro Palomba: “Privatizzazioni, Confindustria all’attacco” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

L'indirizzo assunto dal governo in ambito di privatizzazioni va bene alla Confindustria, che vorrebbe però saperne qualcosa di più in merito a tempi e modalità delle cessioni, e soprattutto sul ruolo dello Stato una volta che il processo sarà portato termine. «Vorremmo che il presidente del Consiglio Amato ci dicesse quante aste competitive verranno fatte nel '93, riguardo quali società e quando si comincerà. Ci basta una "minimalista" di cinque o sei nomi, che manifesti la volontà di passare all'opera», ha detto in conclusione del suo intervento all'Assolombarda di Milano il presidente degli industriali Luigi Abete, al termine del quinto incontro preparatorio all'assise generale della Confindustria che si terrà il prossimo 10 dicembre a Parma. In quell'occasione sarà discusso una specie di "contropiano", diffuso ieri in un "libro bianco", che riassume la posizione degli industriali privati sulle cessioni di aziende statali. Davanti al "top" dell'imprenditoria pubblica e privata e del mondo finanziario Abete ha invocato che si passi dalla "fase zero", quella attuale del risanamento industriale, alla "fase uno", quella dello sviluppo, in cui la Confindustria sarà «inflessibile». Abete ha voluto subito sgombrare il campo da alcuni nodi: «Non è vero che l'accelerazione delle privatizzazioni crea problemi occupazionali, come viene affermato per ritardare il processo. Se le aziende sono ben gestite il problema sarà marginale, se non lo sono è bene che venga alla luce, e il costo in solidarietà sarà sicuramente minore rispetto ai vantaggi portati dalla rinnovata competitività». E sul difficile momento della Borsa in cui si collocano le vendite di società pubbliche: «Se c'è un problema sul mercato è proprio perché sono siate ritardate le cessioni». Ed ecco la ricetta per fermare il degrado finanziario: una politica diversa del salario e l'emissione di titoli pubblici collegati alle future privatizzazioni, che consentirebbero di liberare subito nuove risorse. A pochi metri da lui, i manager e i banchieri pubblici. Se i primi due facevano una difesa d'ufficio delle imprese statali, l'ultimo non sembrava invece sofferente della decisione di privatizzate la banca di cui è presidente, la Comit: «Per noi la vendita equivale all'opportunità di ricapitalizzarci e di crescere ai livelli delle concorrenti europee» Ben più duri invece il presidente dell'Iri Nobili e quello dell'Eni Cagliari. Quest'ultimo ha definito "partigiana" la relazione della Confindustria, mentre Nobili ha difeso i "boiardi" di Stato e ha invitato il governo a non «abdicare completa-mente da ogni forma di presenza pubblica dalla politica industriale». Ma veniamo dunque a questo libretto bianco: l'obiettivo delle privatizzazioni, secondo la Confindustria, deve essere quello di "smantellare la presenza pubblica nell'economia, per fare spazzo al mercato" Scendendo nel dettaglio, "per Ina e Assitalia, come per le grandi banche, si può avviare immediatamente il processo di collocamento sul mercato, scendendo sotto il 50%". Per le imprese manifatturiere si devono avere "procedure d'asta che abbiano ad oggetto la cessione del pacchetto di controllo. Allo Stato non compete la predeterminazione degli assetti futuri". Per le imprese di pubblica utilità si deve mantenere il controllo solo "nella parte dell'attività che presenti caratteristiche di indivisibilità o monopolio naturale, pur collocando quote sul mercato". Infine i beni immobili, dove, secondo la Confindustria, "si potrebbe ricavare un flusso consistente di entrate per lo Stato, per gli Enti di governo locale e per molli enti pubblici". Ed ecco il giudizio sul piano del governo, giudicato "apprezzabile nei contenuti generali", ma che "solleva perplessità in vari aspetti specifici", soprattutto perché è troppo ampio l'elenco dei settori considerali strategici, in cui si ritiene di mantenere una presenza dello Stato. Anche l'idea dell'Authority delle privatizzazioni non piace, perché "non sembra destinato a svolgere solo un ruolo di controllo del processo di dismissioni ma anche ad assumere il compilo di dettare disegni globali di programmazione dell'intero settore industriale"

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Community, un 2008 da incorniciare

31 Dic , 2008  

Auro Palomba

Community, un 2008 da incorniciare 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Un aumento del 20% sull'anno precedente e un fatturato a 3,5 milioni

Nel 2009 una serie di importanti progetti prenderanno piede nella società fondata e diretta da Auro Palomba, che ha raggiunto un fatturato record collocandosi stabilmente ai primi posti nel settore. I risultati economici del 2008 rappresentano un ulteriore distacco dai 3 milioni di fatturato segnati nel 2007, già in forte miglioramento rispetto all'esercizio 2006, concluso con 2 milioni. Numeri messi a segno grazie all'attività di advisoring in alcune delle più rilevanti operazioni finanziarie in Italia ed Europa per clienti del calibro di Luis Vuitton, Generali e Goldman Sachs, senza dimenticare le radici a Nordest, terra d'elezione nella quale Community ha seguito casi di successo come Nice, Lotto Coin e Safilo.

Per seguire questa crescita con un'adeguata organizzazione della struttura, oggi formata da 25 persone, Palomba e gli altri soci di Community hanno deciso di nominare Managing Partner Roberto Patriarca, per la sede di Milano, e Giuliano Pasini per la sede di Treviso. «I risultati registrati in un anno particolare come è stato il 2008 mi rendono particolarmente soddisfatto», ha dichiarato Palomba. Stiamo vagliando l'apertura di due sedi a Londra e Bologna che rappresentano un ulteriore passo in avanti per essere più vicini, anche geograficamente, ai nostri clienti italiani e internazionali e soddisfare sempre meglio le loro richieste». Lo sviluppo, inoltre, ha portato Community a inaugurare nuovi e più ampi uffici a Milano e alla nuova divisione.
Nel 2009 partirà inoltre la divisione Media & Research dedicata alle nuove forme di comunicazione e alle ricerche si aggiunge Community Formazione, dedicata alla formazione alla comunicazione che nel 2009 ha già in programma di due corsi organizzati assieme a Formazione Unindustria Treviso. «I clienti hanno premiato la bontà del lavoro svolto e testimoniano la volontà delle imprese di non smettere di investire nei momenti di difficoltà».

FONTE: Il Mattino

AUTORE: Enrico Lorenzo Tidona

Aziende

IRIDEOS (80% F2i e 20% Marguerite) catalizzatore del consolidamento del mercato cloud e datacenter italiano: acquisita Enter srl

6 Giu , 2018  

IRIDEOS (80% F2i e 20% Marguerite) catalizzatore del consolidamento del mercato cloud e datacenter italiano: acquisita Enter srl 5.00/5 (100.00%) 1 vote

IRIDEOS, il nuovo polo italiano ICT dedicato alle aziende ed alla Pubblica Amministrazione controllato da F2i, ha acquisito Enter srl, provider italiano che opera dal 1996 sul mercato dei servizi di telecomunicazioni e datacenter.
Enter porta in dote due datacenter all'interno del polo tecnologico di via Caldera, a Milano, rafforzando ulteriormente la posizione di IRIDEOS nel cuore della rete Internet italiana; una innovativa piattaforma cloud basata su Openstack, protocollo open source; un network internazionale con la presenza nei principali PoP a Madrid, Parigi, Francoforte, Amsterdam, Bruxelles, Londra, Stoccolma, New York e Hong Kong.
"Con questa nuova acquisizione", dichiara Mauro Maia, Amministratore Delegato di IRIDEOS, "prosegue il nostro percorso di crescita, focalizzato come sempre sul rafforzamento degli asset e delle competenze nel mondo ICT italiano. Si arricchisce così il portafoglio di servizi di IRIDEOS a disposizione delle aziende e della pubblica amministrazione, con nuove soluzioni Cloud e di connettività internazionale".
IRIDEOS aggrega e consolida gli asset e le competenze di quattro operatori italiani focalizzati sulla clientela business: Infracom, KPNQwest Italia, MC-link e BiG TLC, a cui oggi si aggiunge Enter.
La piattaforma tecnologica di IRIDEOS integra adesso 12 data center, a Milano, Roma, Trento e Verona, tutti collegati con fibra ottica proprietaria. Nei data center IRIDEOS le aziende possono ospitare le proprie architetture informatiche e usufruire di piattaforme di cloud avanzato, godendo di un accesso diretto e privilegiato alla rete dati italiana, grazie anche al più grande Internet Exchange privato italiano (Avalon) e ad una rete in fibra ottica di oltre 15.000 km lungo le principali autostrade.
Il closing dell’operazione è subordinato al verificarsi di alcune condizioni sospensive, tra cui l’approvazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri Le parti venditrici hanno ricevuto il supporto di PwC Corporate Finance in qualita’ di advisor finanziario e di PwC TLS in qualita’ di advisor legale. Irideos è stata assistita dall’advisor finanziario Cassiopea Partners, dall’advisor legale Giliberti, Triscornia & Associati e da KPMG per la parte contabile e fiscale.

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Aziende

Auro Palomba: “Aumento di capitale nel futuro della Comit”

30 Apr , 1992  

Auro_Palomba

Auro Palomba: “Aumento di capitale nel futuro della Comit” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Utile netto scendo a quota 317 miliardi: l’analisi di Auro Palomba

 

Alle prese con un altro “anno di transizione”, la Banca Commerciale italiana tratteggia i piani futuri. Il presidente Sergio Siglienti ammette che il bilancio 91 approvato ieri dall’assemblea non è certo fra i migliori dell’istituto milanese, ma dice anche che sarebbe bastato qualche “artificio contabile” per farlo apparire più in linea con le previsioni. Quest’anno non sarà migliore, perché gli investimenti effettuati nel ’90 e ’91 “non hanno dispiegato il loro effetto”, ma la Comit proseguirà nella politica che prevede massicci investimenti e un occhio attento al patrimonio, basata sulle risorse frutto della gestione e sul ricorso tramite i mercati finanziari, a prestiti subordinati. Ma, in futuro, non è esclusa nemmeno una ricapitalizzazione. La banca non chiede denaro fresco al mercato ormai da cinque anni, e dunque potrebbe anche venire il momento. Siglienti ha infatti affermato a margine dell’assemblea che “non dipenderà solo da noi ma il problema di un aumento di capitale, non al fine di migliorare i coefficienti patrimoniali, si porrà, anche se non c’è urgenza”. Questa è la maggiore novità emersa sa un’assise tutto sommato tranquilla, i cui piccoli azionisti presenti hanno interrogato i vertici più che altro su problemi marginali, fatta eccezione la creazione del gruppo polifunzionale e le sinergie con il Credito italiano.

 

Su quest’ultimo punto il presidente ha spiegato che la Banca d’Italia ha autorizzato la seconda subholding, relativa ai prodotti, prevista dagli accordi fra le due Bin: “E’ stata creata una apposita holding e alcune cose, come il brokeraggio assicurativo, le conferiremo subito. Per altre decideremo di volta in volta se metterle in comune”. Saglienti ha poi formulato, con il suo consueto stile pacato, alcune richieste del mondo bancario in vista dell’unificazione dell’Europa, per rendere i nostri istituti competitivi con quelli degli altri Paesi della Cee. In sintesi, il presidente della Comit ritiene che andrebbe adeguato il livello della riserva obbligatoria alla media Cee, riveduto l’aspetto fiscale delle attività finanziarie come i titoli di stato, obbligazioni e interessi sui depositi, e infine corretto il trattamento tributario degli accantonamenti per le sofferenze verso i Paesi a rischi. Sul primo punto Siglienti ha fatto l’esempio della Spagna “che anche in questo ormai ci ha superato avendo portato al 5% la riserva obbligatoria dal 17 di qualche tempo fa (l’Italia è ferma al 19,8%, i paesi della Cee sono in media sotto il 5%), mentre nel terzo caso il presidente della Bin ha fatto l’esempio della Germania, dove ora Deutsche Bank è in grado di fare accantonamenti per i rischi in Unione Sovietica che sono esenti fino all’80%”. Tornando alla gestione, Siglienti ha spiegato che il ’91 “è stato un anno di crisi in cui però abbiamo ritenuto indilazionabile il nostro programma di sviluppo”.

 

Il presidente della Comit ha messo l’accento sui maggiori volumi d’investimento effettuati (3.124 miliardi, 995 in più del ’90) grazie all’autofinanziamento, che, distogliendo tuttavia risorse e impieghi immediatamente produttivi, ha comportato un minor incremento del reddito di gestione, che si è attestato a 3.502,2 miliardi. L’ultimo esercizio ha registrato un livello record di ammortamenti (+34%) e accantonamenti (+18%) che permettono all’istituto di coprire internamente i crediti nei confronti dei Paesi a rischio, e il 50% di quelle legate a Federconsorzi. Siglienti ha poi ammesso che i primi del ’92 registrano un andamento “abbastanza favorevole rispetto al corrispondente periodo del ’91, che però era stato negativo”. I passi avanti sono stati fatti in particolare sul fronte della raccolta, mentre gli impieghi risentono della fase di recessione. Gli azionisti hanno infine votato il bilancio ’91, che si è chiuso con un risultato lordo di gestione in lieve progresso a 1.138,9 miliardi. Il risultato netto è di 317 miliardi (475,4 nel ’90). Il dividendo che verrà devoluto è invariato a quello precedente, pari a 230 lire per azione di risparmio e 200 per ogni ordinaria.

 

FONTE: Il Messaggero

AUTORE: Auro Palomba

Style

Alessandro Benetton, Fashionable Life

1 Gen , 2012  

Alessandro_Benetton

Alessandro Benetton, Fashionable Life 5.00/5 (100.00%) 1 vote

L'intervista di Harper's Bazaar ad Alessandro Benetton

Benetton è uno di quei cognomi che segnano la vita di una persona. È come chiamarsi Niarchos o Agnelli, la gente non ti guarda né di tratta allo stesso modo. "È chiaro che vi sono una serie di immagini e di esperienze che si collegano al nome della mia famiglia, ma non credo di aver mai goduto di molti vantaggi", si difende Alessandro Benetton. Secondo dei quattro figli di Luciano Benetton, dal 2008 è vicepresidente esecutivo del gruppo Benetton. Dopo che nel 2002 alcuni numeri sono andati in rosso, Alessandro ha accolto la sfida di restituire a questo marchio simbolo il lustro perso nel corso degli ultimi dieci anni, dominati da altri giganti della moda prêt-à-porter come Inditex o Hennes & Mauritz. "Lo sapevate? Fu mio padre il primo a tingere i capi all'ultimo momento per soddisfare la domanda che effettivamente proveniva dai negozi, anche se poi furono altri a perfezionarne la tecnica", puntualizza Alessandro Benetton.

Nell'ampio ingresso della sua casa, situata a Ponzano, un paese italiano, e seduto accanto ad un quadro di Damien Hirst – "I punti colore mi ricordano lo spirito della Benetton e rendono questa abitazione un luogo più luminoso e felice" – e ad uno di Marq Quinn, Alessandro Benetton inizia a fare il bilancio della propria vita. Laureato ad Harvard, analista finanziario presso Goldman Sachs, presidente del team Benetton Formula 1, fondare e proprietario del gruppo 21 Investimenti e vicepresidente esecutivo della Benetton, a 47 quest'uomo raffinato e impulsivo ha operato in tutti i settori in cui la sua insaziabile curiosità lo ha condotto: "Sono sempre stato piuttosto inquieto. Fin da piccolo mi sono interessato a molte cose e, di conseguenza, molte cose sono successe nella mia vita". Sia dal punto di vista professionale che personale. Sposato da anni con la campionessa olimpica di sci, Deborah Compagnoni, e padre di tre figli, Agnese, Tobias e Luce, Alessandro Benetton suddivide il suo tempo come può. "Se si considera che per la metà del mese sono in viaggio, non dispongo di molti di quei giorni che considero normali. Ma quando sono a casa, di solito porto i bambini a scuola prima di andare in ufficio. A dire la verità. Il quartiere generale della Benetton si trova a soli dieci minuti da casa mia, ma con i bambini, soprattutto Agnese, che è piuttosto pigra, prendo l'auto perché altrimenti arriviamo sempre in ritardo. Dopodichè leggo i giornali. Una volta leggevo prima la rubrica sportiva, ma adesso non ho più tempo", scherza Alessandro Benetton. "Poi, se non ho molto lavoro, cerco di mangiare a casa con Deborah". E i fine settimana li dedico completamente ai miei hobby, che sono tanti. La mia vita non è affatto noiosa".

Uno di questi, probabilmente il suo hobby più costoso ed eccentrico, è la passione per l'arte. Le opere che arredano la sua casa potrebbero benissimo collocarsi sulle pareti di qualsiasi museo d'arte moderna. Damien Hirst, Lucio Fontana, Augustine Bonalumi, Marc Quinn o Giacomo Balle sono solo alcuni dei nomi che compongono una collezione privata iniziata solo dieci anni fa. "Non sono cresciuto con l'arte, perché non è un elemento che si collega alla mia famiglia. In realtà, il mio gusto per l'arte moderna è cominciato 12 anni fa, a bordo di un aereo. Stavamo avendo un ritardo tremendo. Mi annoiavo, così mi ritrovai a sbirciare il libro che stava leggendo una donna seduta accanto a me. Si intitolava The Fontana Cult. Lei mi chiese se mi piaceva Fontana e io le risposi di no, che quel taglio di tela avrei potuto farlo anche io. Allora quella donna mi disse semplicemente: "Ma saresti comunque il secondo a farlo". Questo episodio risvegliò la mia curiosità e mi indusse a iniziare a leggere libri di arte moderna e ad acquistare piccole opere", racconta Alessandro Benetton. "Ho fatto degli errori, come chiunque inizia una collezione, ma col passare del tempo è diventata la mia più grande passione, perché è qualcosa che mi soddisfa veramente". La sua passione per l'architettura non è da meno.

La sua casa, che contiene tutte queste opere. È stata disegnata da Tadao Ando nel 2004 e costituisce la prima abitazione mai realizzata in Europa dal premiato architetto. "Tadao era stato incaricato di rinnovare una sede della Benetton. Ciò che realizzò mi piacque talmente che gli commissionai la costruzione della mia nuova casa, chiedendogli di rispettare una sola regola, quella della privacy", ricorda Alessandro Benetton. Scavata nella terra, l'abitazione è stata chiamata la Casa Invisibile, e nonostante le sue dimensioni, è dotata di quattro camere da letto: "Desideravo qualcosa di intimo e vivibile. Qualcosa che si potesse sporcare. Abbiamo tre figli. Tre terremoti. Non si può pretendere di tenere una casa come fosse un museo". La famiglia Benetton in realtà è molto più numerosa. Alessandro Benetton ha tre fratelli e quattordici cugini. Figli di Giuliana, Gilberto e Carlo (i tre fratelli del padre Luciano). E l'azienda fondata da questi nel 1965 appartiene a tutti loro; sono stati proprio i maglioni colorati realizzati da Giuliana e che Luciano iniziò a vendere nel negozio di Treviso, dove lavorava come dipendente, a costituire i primi capi di questo marchio dell'abbigliamento. "Noi Benetton siamo intraprendenti. Fa parte del nostro DNA. Mio nonno avviò un'attività che non sappiamo se avrebbe mai funzionato, perché morì molto giovane. Mio padre ha iniziato la sua a 15 anni. E io la mia a 25".

Alessandro Benetton parla della sua azienda, 21 Investimenti, fondata nel 1992. Nel 2009 era già valutata più di un miliardo di euro. La sua attività principale consiste nel dare consulenza a imprese ed aziende per conferire il massimo rendimento ai loro affari. "Tutto ciò che ho realizzato fino ad oggi l'ho ottenuto senza l'aiuto di nessuno. Mio padre non mi ha supportato nella mia attività. Mai. "Nessuno ha mai aiutato me, così adesso nemmeno io ti aiuterò diceva", mi diceva. Se gli chiedevo consiglio me lo dava, ma nello stesso tempo mi faceva capire che ero un individuo totalmente indipendente e che ero l'unico responsabile delle mie decisioni", ricorda Alessandro Benetton. "Anche se può apparire strano, questa è la cosa che ammiro in più in lui. Sembra crudele e, forse, quando stai vivendo il ruolo di figlio e hai bisogno di aiuto, arrivi anche a credere che lo sia. Ora che sono padre mi rendo conto che la cosa più facile è proteggere i propri figli, perché ti fa sentire bene. Ma non è la soluzione giusta, perché in questo modo si impedisce loro di crescere e di maturare".

Con un'attività avviata che riscuoteva molto successo, Alessandro non pensava che un giorno avrebbe lavorato alla Benetton, né tantomeno che un giorno ne sarebbe diventato il vicepresidente esecutivo. "Quando la mia famiglia mi ha chiesto di unirmi all'azienda, mi ha colto totalmente di sorpresa. Se avessi risposto di no, non sarebbe successo nulla, ma moralmente non potevo rifiutare. Sono molti i sentimenti che mi legano a questo nome, alla sua storia, e troppe le persone che dipendono dal nostro successo: lavoratori, fornitori, clienti…", elenca Alessandro Benetton. Non gli è mai pesata la responsabilità, né la pressione psicologica di dover succedere a uno degli uomini d'affari più brillanti dell'industria della moda. Suo padre Luciano è stato, insieme ad Amancio Ortega, il creatore della moda prêt-à-porter e le sue campagne pubblicitarie, realizzate in collaborazione con il fotografo Oliverio Toscani, rappresento alcune delle icone culturali degli anni Novanta. "Ho accettato perché avevo già dimostrato le mie capacità al di fuori di questa azienda. La mia famiglia si è rivolta a me perché ha pensato che avrei potuto operare al meglio. Ma non sono un altro "figlio di papà" dice Alessandro Benetton.

Mentre suo padre gira il mondo con la sua barca – "Ogni tanto passa per vedere come vanno le cose ma, come dice lui, adesso non è più un suo problema", – e con il titolo di presidente ancora in mano, Alessandro Benetton è arrivato per cambiare rotta di un'azienda che non sta vivendo il suo momento migliore. "Io la paragono ad una donna con qualche ruga, ma con molto stile, e che continua ad essere molto bella". Queste rughe compaiono a causa delle vendite non proprio soddisfacenti, ma soprattutto per la mancanza di collegamento tra l'immagine giovane, moderna e ardita, che continua a resistere dagli anni '90, e i modelli che si si trovano nei suoi negozi, più classici e impeccabili. "Sappiamo di possedere un'immagine unica, una storia unica. La Benetton appartiene all'immaginario collettivo perché ha raggiunto prima di qualsiasi altra casa di moda molti angoli del mondo e perché le nostre campagne pubblicitarie hanno segnato un'epoca. È un marchio dotato di personalità. Sotto questo aspetto non abbiamo nessun problema", argomenta Alessandro Benetton. "Ma dobbiamo anche renderci conto che ciò che facciamo è moda, è abbigliamento, non solo immagine. Per questo abbiamo appena nominato un nuovo direttore artistico che ci auguriamo collocherà la Benetton nel XXI secolo".

Dopo quasi tre anni a capo di questa azienda italiana, Alessandro Benetton ha deciso di scrivere un nuovo capitolo di una storia in cui brillanti hanno iniziato a sbiadire. "In latino, il significato della parola erede si collega al concetto di deserto. Al fatto di essere solo al mondo. Mio nonno è stato un imprenditore, mio padre anche, e io ce l'ho nel sangue. Ciò che davvero mi piace e anima la mia vita è affrontare nuove sfide. In questo momento mi sto dedicando completamente alla Benetton perché fa parte della mia storia, della storia della mia famiglia, ma non chiudo nessuna porta", conclude Alessandro Benetton.

FONTE: Harper's Bazaar
AUTORE: Sara Hernando

Cinema,Spettacolo

Fabbro S.p.A., guidata da William Fabbro, main sponsor della mostra su Pupi Avati a Monza

25 Mag , 2018  

Fabbro Spa

Fabbro S.p.A., guidata da William Fabbro, main sponsor della mostra su Pupi Avati a Monza 5.00/5 (100.00%) 1 vote

"Parenti, amici e altri estranei": è questo il titolo della mostra dedicata a Pupi Avati che sarà ospitata negli spazi dell'Arengario di Monza dal 26 maggio al 17 giugno. Giocata tra finzione e realtà, l'esposizione vuole omaggiare un autore che si è spesso mosso tra questi due confini, non disdegnando il cinema di genere e andando a recuperare episodi archetipici del suo vissuto. Composta da 143 immagini a colori e in bianco nero, la mostra sarà suddivisa in 9 sezioni tematiche più un "fuori sezione" e da due video e avrà una disposizione non cronologica, una scelta finalizzata all'accompagnamento del fruitore in un viaggio non scontato e prevedibile. Curata dal critico e giornalista Andrea Maioli, l'esposizione alternerà episodi della vita del regista bolognese a riprese della loro rappresentazione cinematografica. Per l'occasione, sarà lo stesso Pupi Avati a incontrare il pubblico di Monza alle ore 16 del 26 maggio: il Maestro porterà ai cittadini la sua esperienza di vita, raccontando le tappe principali della sua storia come regista e come uomo. A seguire la proiezione di uno dei suoi film più personali, Una gita scolastica, una sorta di viaggio amarcord nella memoria di un'anziana signora bolognese che racconta la gita alla quale partecipò insieme ai compagni di liceo. Il 27 maggio Pupi Avati incontrerà gli studenti al Salone da ballo della Villa Reale (ore 10,30) e successivamente si terrà una passeggiata letteraria sui set dei film girati nel parco di Monza (ore 12,00). Come main sponsor dell'evento è stata scelta Fabbro S.p.A., importante realtà del territorio che, sotto la guida dell'Amministratore Delegato William Fabbro, si è contraddistinta negli anni per la qualità ed efficienza dei servizi erogati nell'ambito del food e del facility, grazie ad una continua attenzione al consumatore, sostenuta da una costante ricerca nell'innovazione.

Per maggiori informazioni:
http://www.pupiavatiamonza.it
http://www.fabbro-spa.it/

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Il Gruppo FABBRO
Il Gruppo Fabbro è stata fondato nel 1999 da William Fabbro e Massimiliano Fabbro, con sedi a Milano, Torino e Roma. Con oltre 2000 dipendenti è tra i leader italiani nella ristorazione collettiva e nel Facility Management e offre i propri servizi a grandi realtà come l'Arma dei Carabinieri, SEA (Aeroporto di Milano Linate e Malpensa), L'Istituto Auxologico Italiano, l'Istituto Nazionale dei Tumori, l'ospedale S.Carlo, il Fatebenefratelli, il Melloni e il Buzzi.
Nel primo comparto, riguardante il Food, rientrano, oltre ai servizi di ristorazione ospedaliera, aziendale, militare, scolastica e commerciale, anche la gestione di distributori automatici, torrefazioni, la progettazione e la realizzazione di bar, grandi cucine e format per la ristorazione.
Il Gruppo Fabbro, si caratterizza anche per la fornitura di prodotti biologici e per l'alta sostenibilità; l'intera filiera viene controllata dalla conservazione al consumo, con un grande risparmio economico e ambientale assicurato dalla fornitura a kilometro zero che, conseguita attraverso i produttori locali, garantisce genuinità e freschezza, abbattendo i costi del trasferimento su gomma e il relativo impatto sull'Ambiente.
Il reparto del Facility Management comprende, invece, la gestione della logistica produttiva e distributiva per le imprese, la pulizia e la sanificazione di uffici, istituti sanitari e stabilimenti industriali, sino ad arrivare alla cura di aree verdi, al settore di portierato e vigilanza e alla gestione dei servizi di custodia delle autovetture.

Aziende,Società

Nasce IRIDEOS, il nuovo polo italiano ICT dedicato alle aziende ed alla Pubblica Amministrazione

17 Mag , 2018  

IRIDEOS

Nasce IRIDEOS, il nuovo polo italiano ICT dedicato alle aziende ed alla Pubblica Amministrazione 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Milano, 16 maggio 2018 – Dalla fusione tra Infracom, KPNQWest Italia, MC-link e BigTLC nasce IRIDEOS, un'azienda che aggrega e consolida gli asset e le competenze dei quattro operatori italiani focalizzati sulla clientela business.

L'obiettivo di IRIDEOS è supportare lo sviluppo e la competitività delle aziende sul territorio italiano, attraverso soluzioni abilitanti che coniugano cloud, data center, fibra ottica, sicurezza e innovazione.
IRIDEOS è partecipata all'80% da F2i SGR (Fondi italiani per le infrastrutture), il più grande Fondo infrastrutturale operante in Italia e tra i maggiori in Europa, e al 20% da Marguerite, fondo creato con il sostegno di sei istituzioni finanziarie pubbliche europee.

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Alessandro Benetton: “Il Veneto non si è mai arreso”

25 Apr , 2012  

Alessandro Benetton

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Alessandro Benetton: vedo un mondo che ha ancora voglia di lottare, e spero, di stupire

A guardarlo al posto del "sior Luciano", della sua figura imponente e di quella capigliatura ribelle che ha fatto epoca, sembra un uccello caduto dal nido. Esile, quasi timido, Alessandro Benetton, in maglione e camicia sbottonata al collo, ha l'aria di uno studente di campo anglosassone.

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Auro Palomba: “La Borsa senza primavera”

12 Apr , 1992  

Auro Palomba

Auro Palomba: “La Borsa senza primavera” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Si riapre la partita sull'azionariato Ambroveneto, l'analisi di Auro Palomba

L'effetto lungo di Wall Street ha consentito a Piazza Affari di chiudere l'ultima settimana del ciclo di aprile appena al di sopra del minimo annuale. Gli operatori non se ne sono comunque rallegrati più di tanto, poiché il piccolo rialzo di venerdì ha tutta l'aria di essere unicamente un movimento tecnico su cui fare poco affidamento.

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L’arrivo di Alessandro Benetton per dare nuovi colori al Gruppo

8 Mag , 2012  

Alessandro Benetton

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Cambio ai vertici del Gruppo di Ponzano Veneto. Arriva Alessandro Benetton, ora presidente

Abbandonare la Borsa di Milano per restituire alla famiglia il controllo dell'azienda e investire affinché recuperi oggi il successo dei vecchi tempi: sono gli obiettivi che si è prefissato il nuovo presidente esecutivo di Benetton Group. Eletto all'unanimità in un'assemblea generale il 24 aprile scorso a Ponzano Veneto, nel nord-est d'Italia, Alessandro Benetton, 48 anni, succede al padre Luciano Benetton, fondatore dell'azienda creatrice dei famosi capi colorati, che a 77 anni si ritira passando a ricoprire semplice ruolo nel consiglio d'amministrazione. "Con questi due obiettivi di continuità e innovazione vogliamo concentrare tutte le forze sulla nostra presenza a livello mondiale, sulla nostra preziosa rete di partner commerciali e industriali, sulla fama e sulla reputazione globale dei nostri marchi e sulla nostra moda colorata che offre qualità e stile al miglior prezzo".

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Auro Palomba: “Generali e Ras alleati in Austria e Germania”

6 Mar , 1991  

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La compagnia triestina, commenta Auro Palomba, ha chiuso il bilancio '90 in decisa crescita

Le Generali chiudono bene il '90, e presentano agli azionisti un nuovo importante accordo di cooperazione con la Ras. Queste sono le novità principali emerse dal consiglio d'amministrazione dell'assicurazione triestina, che si è riunito ieri per vagliare i dati di bilancio della passata stagione.

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