Aziende

Promozione della salute sul posto di lavoro: Riva Acciaio aderisce al WHP

5 Ago , 2020  

Promozione della salute sul posto di lavoro: Riva Acciaio aderisce al WHP 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Alimentazione, attività fisica, fumo, contrasto ai comportamenti additivi, conciliazione vita-lavoro, sicurezza stradale e mobilità: sono le aree tematiche sviluppate nel programma “Workplace Health Promotion”, nato con l’obiettivo di tutelare lo stato di salute dei lavoratori all’interno delle aziende. Lo stabilimento siderurgico di Caronno Pertusella, di proprietà di Riva Acciaio, ha aderito alla “Rete WHP Lombardia” grazie al coinvolgimento dell’ATS Insubria: situato in Provincia di Varese, il sito di produzione è entrato a far parte di un network di imprese presenti sul territorio e impegnate nel miglioramento della salute e del benessere nei luoghi di lavoro. Il programma è riconosciuto dal Ministero della Salute ed è realizzato anche grazie al partenariato con Fondazione Sodalitas e Confindustria Lombardia. Per ognuna delle sei aree tematiche verranno realizzate almeno due delle buone pratiche consigliate all’anno, fino a coprirle tutte e mantenerle attive nel tempo. Dalle mense salutari ai distributori automatici con prodotti senza zuccheri aggiunti, dalla promozione dell’uso della bicicletta a programmi di attività fisica in gruppo, fino a diverse attività di supporto e sensibilizzazione su temi quali la dipendenza da nicotina o il gioco d’azzardo: la nuova filosofia verrà applicata attraverso un processo di partecipazione attiva che vedrà il coinvolgimento volontario dei dipendenti nella scelta delle priorità da affrontare. Il tutto sotto la supervisione delle Agenzie di Tutela della Salute – ATS, che coordinano il progetto e offrono supporto alle aziende. L’adesione al WHP di Riva Acciaio, che riunisce le attività italiane del Gruppo Riva, sottolinea la volontà aziendale di promuovere cambiamenti per ottimizzare gli ambienti di lavoro e diffondere stili di vita salutari tra i dipendenti, concorrendo alla prevenzione delle malattie croniche.

Aziende

Serenissima Ristorazione: il metodo che collega alimentazione e atteggiamento mentale

23 Lug , 2020  

Serenissima Ristorazione: il metodo che collega alimentazione e atteggiamento mentale 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Serenissima Ristorazione supporta l’idea che al benessere personale possa concorrere in maniera determinante l’alimentazione, e per tale ragione la realtà guidata da Mario Putin si impegna nell’affermare l’importanza dell’interconnessione mente-cibo, teoria alla base del metodo cognitivo applicato alla perdita di peso. La terapia cognitiva, ideata dalla dott.ssa Judith Beck, si fonda sull’assunto che ogni dieta bilanciata comporta dei risultati solamente se la si affronta con il giusto atteggiamento mentale. In tal senso, i pensieri che portano a mangiare secondo modalità non produttive sono classificati come pensieri sabotanti, mentre quelli che portano ad agire in termini produttivi sono pensieri utili. Nell’opinione della dott.ssa Beck, una volta che si è presa consapevolezza su quali siano i pensieri sabotanti, si è anche in grado di ridimensionare fortemente la dipendenza da essi intraprendendo una determinata quantità di azioni migliorative. Tra queste, ad esempio, cambiare il luogo dove si mangia, riconsiderare il cibo, affrontare le emozioni secondo modalità produttive e dare la precedenza ad una alimentazione salutare, piuttosto che alla soddisfazione dei desideri temporanei. In ultimo, dopo aver aderito ad un certo regime dietetico, il consiglio impartito dal metodo cognitivo e anche da Serenissima Ristorazione è quello di scrivere tutti i giorni su un post-it i pensieri sabotanti e come si ha intenzione di superarli, insieme alle ragioni che motivano a seguire la dieta e ai traguardi raggiunti fino a quel momento.

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Aziende

Stefano Donnarumma: Terna tra i dieci titoli di imprese per la sostenibilità selezionati da Equita

23 Lug , 2020  

Stefano Donnarumma: Terna tra i dieci titoli di imprese per la sostenibilità selezionati da Equita 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Equita riconosce l’impegno di Terna sul fronte della sostenibilità e dell’innovazione. In una recente ricerca, la principale investment bank indipendente ha selezionato un “portafoglio di 10 titoli di imprese italiane per la sostenibilità” includendo tra questi anche quello del gruppo attualmente guidato da Stefano Donnarumma: l’analisi ha preso in considerazione le aziende quotate a Piazza Affari che , in virtù di una maggiore attenzione ad ambiente, ai rapporti con dipendenti e territorio e trasparenza nei confronti del mercato, possono contribuire significativamente al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. “Integrando questa prospettiva di sostenibilità con la nostra analisi fondamentale“, come si legge nel documento, è stato definito un elenco che include anche Terna per “esposizione al Green Deal europeo, economia circolare e rinnovabili“.
Secondo quanto emerge inoltre dallo studio, la pandemia “non ha ridotto ma ha accentuato i motivi di interesse per l’investimento responsabile” favorendo le aziende che hanno puntato su green economy e sostenibilità, ma anche su una maggiore attenzione ai dipendenti e trasparenza verso il mercato. Meno rischi, rendimenti maggiori. E in futuro, secondo gli analisti di Equita, le principali aree di investimento saranno legate sempre più allo sviluppo di infrastrutture green, a soluzioni per una mobilità alternativa, all’economia circolare e all’efficienza energetica.
Con il Piano 2020-2024 Terna si proietta in questo scenario accelerando gli investimenti sul fronte della sostenibilità e della transizione energetica, in linea con il Green New Deal. Con la guida di Stefano Donnarumma, dallo scorso maggio Amministratore Delegato e Direttore Generale, il gruppo punta ad accompagnare il Paese in questa fase di ripresa, supportandone significativamente il rilancio. La crescita sostenibile è la direzione da continuare a perseguire.

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Aziende

Cdp – UniCredit, Fabrizio Palermo: “1 miliardo a supporto delle PMI”

23 Lug , 2020  

Cdp – UniCredit, Fabrizio Palermo: “1 miliardo a supporto delle PMI” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Turismo, beni di consumo e meccanica: sono i settori interessati dal nuovo protocollo nato tra Cassa Depositi e Prestiti e UniCredit. “L’intesa firmata – ha dichiarato Fabrizio Palermo, AD di Cdp – rappresenta una tappa importante ed una conferma ulteriore dell’impegno da parte del Gruppo per il sostegno al tessuto produttivo del Paese“. Attraverso un prestito obbligazionario senior unsecured, le due realtà hanno sottoscritto un finanziamento pari a un miliardo di euro per supportare le Piccole e Medie Imprese e le Mid-Cap italiane, in particolare quelle del Mezzogiorno, che attualmente sono in sofferenza a causa degli effetti della pandemia. Le aziende potranno chiedere un massimo di 20 milioni di euro, da restituire entro una scadenza non inferiore ai due anni: un allungamento che rientra negli obiettivi del Piano Industriale 2019-2021 di Cdp riguardanti il sostegno al territorio. L’accordo tuttavia si estende anche in altri ambiti. Da un lato lo sviluppo di “basket bond” emessi direttamente da PMI e Mid-Cap, che vedrebbero UniCredit e Cdp come investitori principali: operazioni di cartolarizzazione di mini-bond con il vantaggio di possedere una forte potenzialità d’attrazione per ulteriori investitori privati. Inoltre, l’intesa si rivolgerà anche a settori come ricerca, ambiente, energia, innovazione e valorizzazione del patrimonio culturale attraverso operazioni dirette di co-finanziamento. “Grazie alla collaborazione con UniCredit possiamo facilitare l’accesso al credito delle aziende italiane, che nel contesto di crisi derivante dall’emergenza Covid-19 hanno necessità di un rilancio di produttività e competitività anche oltre i confini nazionali. Inoltre – conclude Fabrizio Palermo – attraverso il ricorso a strumenti di finanza innovativa, potremo far affluire ingenti risorse alle piccole e medie imprese, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno, per attivare un processo virtuoso di crescita e sviluppo“.

Società

Alessandro Benetton: per Carlo Calenda la sua è una storia di successo

17 Lug , 2020  

Alessandro Benetton: per Carlo Calenda la sua è una storia di successo 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Alessandro Benetton ha fondato 21 Investimenti (oggi 21 Invest) nel 1992. Di recente, Carlo Calenda si è espresso positivamente sul suo operato e sui risultati della società di private equity, complimentandosi in un’intervista pubblicata su “Il Mattino di Padova”.

Alessandro Benetton: il giudizio positivo di Carlo Calenda

“Conosco Alessandro Benetton, che ha una storia di successo con 21 Invest: ha aiutato molte aziende a crescere”. Si esprime così Carlo Calenda, eurodeputato e leader di Azione, in un articolo datato 16 luglio 2020 pubblicato su “Il Mattino di Padova”. Parlando delle recenti questioni legate ad Autostrade, il dirigente e politico ha espresso la sua stima per la figura professionale dell’imprenditore, riconoscendo il suo successo nel settore del Private Equity. Alessandro Benetton ha fondato 21 Investimenti (oggi 21 Invest) nel 1992 ed è attualmente considerato un pioniere nel mercato italiano del Private Equity. La realtà è oggi tra gli attori più importanti nel suo settore in Italia e annovera oltre 90 investimenti completati e 1,6 miliardi di euro di capitali raccolti presso investitori istituzionali. Tra le operazioni di successo va menzionata, ad esempio, l’acquisizione di Forno d’Asolo, società che in un triennio ha quasi duplicato il proprio fatturato.

Alessandro Benetton: excursus sulla carriera professionale

Originario di Treviso, classe 1964, Alessandro Benetton si laurea in Business Administration presso l’Università di Boston. Quattro anni dopo consegue il Master in Business Administration frequentando la Harvard Business School. Inizia la sua carriera a Londra, lavorando tra il 1988 e il 1989 in Goldman Sachs International. Si occupa di M&A ed Equity Offering all’interno del dipartimento di Global Finance. Nel 1988 viene nominato Presidente di Benetton Formula, che guiderà per dieci anni ottenendo eccellenti risultati. A 28 anni, nel 1992, Alessandro Benetton avvia il proprio business dando vita a 21 Investimenti S.p.A. (oggi 21 Invest). Nel 2017 è stato chiamato a guidare Fondazione Cortina 2021 nel ruolo di Presidente. Oltre al titolo di Cavaliere del Lavoro, Alessandro Benetton ha ricevuto altri riconoscimenti per la sua carriera. Ha vinto il Premio EY Imprenditore dell’Anno nel 2011, il Premio Vittorio De Sica nel 2014, il Premio America della Fondazione USA nel 2016. Nel 2008 si è aggiudicato il riconoscimento “Imprenditori per l’Italia nel mondo” dal Centro di Ricerca Imprenditorialità e Imprenditori dell’Università Bocconi.

Cultura

Federico Motta Editore: il termine “spillover” e le origini della microbiologia

3 Lug , 2020  

Federico Motta Editore: il termine “spillover” e le origini della microbiologia 5.00/5 (100.00%) 1 vote

“Spillover” o salto di specie: negli ultimi mesi abbiamo preso familiarità con questo termine, che indica la capacità di un virus di passare da una specie all’altra. Questa è una delle numerose scoperte fatte dai microbiologi durante il Novecento: all’argomento così d’attualità Federico Motta Editore ha dedicato una notizia sulle pagine online del sito ufficiale, facendo riferimento ai saggi di Gilberto Corbellini pubblicati su “L’Età Moderna“.
Il verbo “to spill over” significa letteralmente “riversare”: il termine fa riferimento al salto interspecifico, vale a dire al momento in cui un virus diventa in grado di “saltare” da una specie animale all’altra. Il passaggio avviene attraverso uno scambio di DNA: se individui di diverse specie vengono a stretto contatto, il virus può modificare il proprio patrimonio genetico per riuscire così a infettare nuove specie. È questa l’origine del Covid-19 e di tantissimi altri virus come il morbillo e il vaiolo, che erano soliti infettare i bovini.
Per studiare tale fenomeno esiste la microbiologia, una scienza relativamente giovane. Corbellini, nel saggio “Microbiologia, virologia, parassitologia e prioni” pubblicato da Federico Motta Editore su “L’Età Moderna“, ricorda che questo tipo di studi sui batteri iniziarono nel Seicento, per poi evolversi nel 1931 con l’invenzione del microscopio elettronico e negli anni ’80 con il microscopio a effetto tunnel.

Per maggiori informazioni:
http://www.mottaeditore.it/2020/05/spillover-e-conquiste-della-microbiologia-del-novecento/

Arte

La Banda dei FuoriClasse, il programma Rai con i contenuti formativi digitali di FME Education

19 Giu , 2020  

La Banda dei FuoriClasse, il programma Rai con i contenuti formativi digitali di FME Education 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Ha accompagnato le mattine di bambini e ragazzi durante i mesi di didattica a distanza, tra lezioni, video e quiz divertenti: è La Banda dei FuoriClasse, il programma andato in onda su Rai Gulp dal 20 aprile al 10 giugno, dedicato alla formazione dei ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado. Condotto da Mario Acampa, tra gli autori insieme a Federico Taddia, Toni Mazzara e Giovanna Carboni, e trasmesso dal lunedì al venerdì alle 9:15, al programma ha collaborato anche FME Education, Editore italiano specializzato nella realizzazione di contenuti per la didattica digitale. Il format de La Banda dei FuoriClasse, infatti, includeva una grande collezione di video lezioni presenti nell’ambiente didattico modulare MyEdu per la scuola e la famiglia, che la Casa Editrice ha messo a disposizione degli autori del programma.
Durante i mesi in cui il Covid-19 ha provocato la chiusura degli istituti scolastici, il programma trasmesso su Rai Gulp ha consentito a bambini e ragazzi di proseguire lo studio anche a casa, curandone la didattica, e ha dato la possibilità agli studenti di sentirsi parte di un gruppo, la banda per l’appunto, all’interno del quale confrontarsi, rimanere uniti e imparare divertendosi. Attraverso un format allegro e divertente, La Banda dei FuoriClasse ha proposto tutte le materie curriculari della scuola dell’obbligo in linea con le più recenti indicazioni del Ministero dell’Istruzione, e grazie ai materiali di MyEdu gli studenti hanno potuto proseguire la propria formazione da casa. La proposta è nata in seguito alla grande necessità di insegnamento a distanza scaturita dall’emergenza sanitaria che ha caratterizzato gli scorsi mesi: non tutte le scuole e non tutte le famiglie, hanno infatti potuto attrezzarsi allo stesso modo ed è proprio per questo che il programma Rai ha cercato di venire incontro alle esigenze di formazione dei più giovani, proponendo video lezioni, spiegazioni, giochi, lavoretti e molto altro, all’insegna del divertimento. Forte della sua lunga esperienza nel mondo della didattica digitale, il contributo di FME Education ha permesso di ampliare le risorse a disposizione del programma Rai La Banda dei FuoriClasse. L’Editore digitale è attivo dal 2013 nel campo della progettazione e realizzazione di contenuti formativi digitali che permettono ai più giovani di “Imparare divertendosi a casa e a scuola”. Nello specifico, il progetto MyEdu è stato ideato e costruito per bambini e ragazzi e si presenta come un ambiente didattico modulare che propone risorse formative e accompagna l’apprendimento delle nuove generazioni: corsi online, giochi digitali, percorsi multimediali, app per esercitarsi, laboratori didattici, il tutto unito dalla parola d’ordine “Imparare divertendosi”.

Professionisti

Vittorio Massone: Cybersecurity e Covid

19 Giu , 2020  

Vittorio Massone: Cybersecurity e Covid 5.00/5 (100.00%) 1 vote

L’approfondimento di Vittorio Massone, manager con un’esperienza consolidata in ambito internazionale nel settore delle Telecomunicazioni, dei Media/Entertainment, del digitale, dei servizi industriali, del Government e dell’Automotive, sulla cybersecurity nei mesi della pandemia

Da qualche anno si parla molto di cybersecurity ed ancora di più in questi ultimi mesi di emergenza. La destabilizzazione creata dal virus e soprattutto il diffusissimo lavoro da casa (smart o meno) hanno creato le condizioni ideali per i cyber criminali per aumentare gli attacchi. Basta un solo loophole, un solo punto debole, e questo può anche essere remoto, non necessariamente centrale al sistema. Inoltre, la rapidissima evoluzione dell’artificial intelligence ha aumentato a dismisura la potenza di fuoco degli attaccanti – Google sta bloccando qualcosa come 18 milioni di mail “maliziose” al giorno, soprattutto di “phishing” e più dei due terzi di queste sono generate da macchine (bot, trolls, etc.) e non da persone. Questo vuole anche dire che gli attacchi sono random, indiscriminati, per cui nessuno può sentirsi al sicuro.

Il fenomeno più devastante è quello del ransomware, ove i criminali inducono con l’inganno a far scaricare un software maligno (“malware”) che fa una encryption dei dati aziendali. Dopodiché minacciano di bloccare tutto a meno che non venga pagato un riscatto (“ransomware”) entro un certo numero di ore in cambio della chiave di decriptazione. Ovviamente pagamenti in cryptocurrencies. Nella versione più recente di questo crimine, i dati prima di venire criptati vengono copiati altrove, in modo che anche se l’azienda ha dei sistemi di back up perfettamente funzionanti (e quindi può più o meno facilmente switchare sul back up ed evitare il blocco aziendale), deve comunque pagare per non vedere i dati propri e dei propri clienti venduti sul mercato, con danni reputazionali, sanzioni e rischi di class actions enormi. Per finire, spesso viene comunque venduta sul mercato nero la chiave ed il percorso di accesso che i criminali hanno utilizzato per il “breach”, ad uso e consumo di altri gruppi criminali.

Tale è la portata del fenomeno e la gravità dei potenziali danni, che la cybersecurity è diventata un tema chiave per i CEO e i Board. Questo crea il primo tipo di problema, cioè una mancanza di competenze e di “readiness” di molte aziende, laddove le decisioni chiave vengono prese. I consulenti di riferimento della “C-suite” si stanno attrezzando, ma non sono ancora interlocutori credibili su questi temi. Il panorama è ovviamente molto diverso da azienda ad azienda e da settore a settore, essendo alcune aziende ed alcuni settori ormai molto più preparati della media nel difendersi da questi attacchi. Il secondo problema è legato alla ricerca di soluzioni con puri strumenti tecnologici. Ovviamente la tecnologia è fondamentale, ma è soltanto con un approccio coerente agli aspetti di Persone, Processi e Tecnologia che si può affrontare il problema.

L’aspetto umano è spesso quello più trascurato: il dipendente che clicca sull’attachment che scarica il malware, e che magari poi per paura o per ignoranza non dà l’allarme alle strutture competenti; il dipendente dell’amministrazione che riceve una mail dall’Amministratore Delegato (in verità un falso ma sofisticato messaggio generato attraverso AI) e che bypassando tutte le procedure ed autorizzazioni procede a effettuare un pagamento ad un fornitore chissà dove, in realtà un criminale. Questi fenomeni hanno poco a che vedere con la tecnologia e molto con aspetti di cultura aziendale, di awareness. Ultimamente, questi approcci “umani” si sono sofisticati, con persone reali che sotto le mentite spoglie di un Tech Support di un fornitore o di una banca, creano un rapporto di fiducia con il nostro funzionario, inducendolo nell’arco di magari settimane a cambiare parametri, dare informazioni chiave, di fatto lasciare inconsapevolmente aperta la porta ai malfattori. Questo tra l’altro richiama la necessità che anche I nostri fornitori di prodotti e servizi siano adeguatamente protetti, altrimenti il punto debole sfruttato per un attacco potrebbero essere proprio loro. Nonostante si adottino sempre più sistemi di supply chain integrate, non è di frequente che si vede un cliente effettuare un audit – o anche solo un survey – sui propri fornitori.

Con l’AI usato per i “deep fake”, questo incrocio di comportamento umano – processi sarà ancora più importante: è già ora possibile ricreare sinteticamente in maniera molto credibile la voce di un Amministratore Delegato o di un CFO – a breve anche l’immagine, con AR/VR – che dà istruzioni ad un funzionario di effettuare certe operazioni.

Ovviamente gli aspetti tecnologici sono comunque fondamentali, a partire dall’architettura stessa dei sistemi informativi, la configurazione delle connessioni remote, la robustezza dei sistemi di identificazione e accesso, i sistemi di malware detection e di intrusione, sistemi di analisi e testing costante dei possibili failure points. Fondamentale qui è l’analisi del “cyber security debt”, come sotto insieme del technological debt, cioè di interventi già identificati e considerati necessari ma che per motivi di allocazione di risorse e budget vengono scadenzati nel tempo. Vi sono qui due considerazioni chiave: 1) la prioritizzazione degli interventi va fatta in base al rischio e al potenziale danno. Non si può difendere tutto, importante quindi una scelta consapevole – basata su parametri di business, non tecnologici – di cosa è più sensibile. 2) una allocazione di risorse e budget adeguati ai rischi. Potrebbero dimostrarsi gli investimenti a più alto ROI mai fatti in azienda. Questo tema va doppiamente menzionato in questo periodo di crisi economica e finanziaria in quanto sarà tentazione comune a molte aziende, soprattutto di medie dimensioni ma non solo, di rinviare questo tipo di “costi” di IT, che ricadono di fatto tra le spese “discrezionali”.

La consapevolezza qui è che il problema non potrà mai essere risolto al 100%, ma che bisogna costantemente studiare, imparare e migliorare per poter stare un passo avanti (o almeno non troppi passi indietro) rispetto ai criminali. Non aiuta, da questo punto di vista, che le aziende comprensibilmente non siano molto disponibili a fare “information sharing” quando vengono attaccate, e condividere una analisi post-mortem di cosa è andato storto e come rimediare. La stessa collaborazione internazionale tra governi non è così funzionante come in altri campi, cosa che è ovviamente fondamentale in quanto queste organizzazioni criminali sono spesso basate fuori dai confini nazionali ed europei.

Aziende

Open Fiber entra nell’Avalon Campus di IRIDEOS

16 Giu , 2020  

Open Fiber entra nell’Avalon Campus di IRIDEOS 5.00/5 (100.00%) 1 vote

SI RAFFORZA LA PARTNERSHIP TRA L’OPERATORE WHOLESALE ONLY CHE STA REALIZZANDO IN ITALIA UNA RETE INTERAMENTE IN FIBRA OTTICA FTTH E IL POLO ICT DEDICATO ALLE AZIENDE.

Roma, 15 giugno 2020 – Open Fiber si unisce ai grandi Operatori e Over the Top già presenti nell’Avalon Campus milanese di IRIDEOS, il più grande Internet hub privato italiano, dove si incontrano le reti Internet italiane, le principali piattaforme di cloud pubblico e le più grandi infrastrutture di broadcasting.

Open Fiber è l’operatore italiano wholesale only che porta la banda ultra larga interamente in fibra ottica FTTH in tutte le Regioni italiane. IRIDEOS è il nuovo polo ICT italiano dedicato alle aziende, controllato dal fondo infrastrutturale F2i SGR.

“La nostra presenza nell’Avalon Campus di IRIDEOS” – commenta Simone Bonannini, Direttore Marketing & Commerciale di Open Fiber – rende la nostra infrastruttura di rete sempre più aperta ed accessibile a tutti gli operatori italiani ed esteri, per favorire la digitalizzazione del Paese e lo sviluppo di servizi sempre più innovativi”.

“Grazie al nuovo ingresso in Avalon Campus – dichiara Vincenzo Scarlato, Direttore Marketing di IRIDEOS – Operatori e Aziende possono connettersi con la massima semplicità alla rete in fibra di Open Fiber. La potenza della rete di accesso di Open Fiber si coniuga così con l’interconnessione alle reti nazionali ed internazionali degli oltre 150 Operatori già ospitati in Avalon.”

L’ingresso di Open Fiber nell’Avalon Campus rinforza la partnership tra i due Operatori, che nel 2019 hanno siglato un accordo per l’utilizzo da parte di IRIDEOS dell’infrastruttura in fibra ottica di Open Fiber su tutto il territorio nazionale nelle aree in cui non è presente con infrastrutture proprietarie.

Aziende

PFE S.p.A. presenta il nuovo Consiglio di Amministrazione

1 Giu , 2020  

PFE S.p.A. presenta il nuovo Consiglio di Amministrazione 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Comunicato stampa n. 08 del 1 Giugno 2020

L’Assemblea degli Azionisti di PFE S.p.A., proseguendo nelle iniziative di perfezionamento del sistema di Governance aziendale previsto anche dal piano industriale, ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione che guiderà l’Azienda al raggiungimento degli obiettivi di crescita prefissati.
Il nuovo CdA, insediatosi sabato 30 maggio u.s., rappresenta un equilibrato insieme di managerialità, esperienza, indipendenza, competenze tecniche e conoscenza qualificata del mercato e dell’Azienda.

Il nuovo Presidente è Paolo Ciccarelli, 61 anni, Dottore Commercialista, che nel corso della sua lunga carriera professionale ha acquisito una vasta esperienza manageriale lavorando per oltre quattordici anni nel Gruppo Borsa Italiana e London Stock Exchange e, dal 2010, dopo una significativa esperienza in Barclays Bank, ricoprendo il ruolo di CEO e Consigliere Indipendente in numerose e qualificate realtà industriali e finanziarie italiane.

Completano il nuovo CdA dell’Azienda il dott. Gianluca Saia e il dott. Alessandro Narbone.

Gianluca Saia – già Consigliere d’Amministrazione e Direttore Centrale Corporate di PFE S.p.A. – in Azienda dal 2011, garantisce la prosecuzione manageriale nella conduzione dell’azienda e la conoscenza approfondita dei suoi meccanismi di funzionamento.

Alessandro Narbone – Dottore Commercialista e Revisore dei Conti dal 1980, coniuga competenze economiche e fiscali con una profonda esperienza aziendale.

Il Consiglio di Amministrazione si avvarrà del supporto del Comitato Strategico, composto dal neo Presidente Paolo Ciccarelli, dai Direttori Centrali dell’Azienda (Mercato, Operations, HR e Corporate) e dal Consulente Strategico Mercato.

Le prime dichiarazioni del nuovo Presidente, rivolte al top management aziendale, sono state di ringraziamento per il grande lavoro svolto in questi anni dal precedente Consiglio e di stima nei confronti degli azionisti che, con la decisione di affidare la Governance aziendale a manager indipendenti e di riconosciuta professionalità, stanno ancora una volta dando all’Azienda l’opportunità di perseguire un’evoluzione manageriale propedeutica ai piani di sviluppo futuro che rimangono confermati e rafforzati da questa scelta.

Profilo di PFE S.p.A.

PFE è un’azienda nazionale specializzata nella fornitura di servizi di facility management che opera da oltre trent’anni, affacciandosi anche al mercato estero.
Centinaia di clienti pubblici e privati e migliaia di cantieri sono il panorama di intervento di oltre 6.000 dipendenti che assicurano quotidianamente l’igiene, la sanificazione e la piena funzionalità degli ambienti serviti, grazie a prestazioni professionali e qualificate di cleaning e facility management in ambito sanitario, civile ed industriale.
Il successo aziendale si fonda sulla sintonia di diversi elementi: l’attenzione dedicata al personale dipendente, la sostenibilità ambientale e l’innovazione, il tutto nel solco di solidi valori aziendali che dopo studi approfonditi e continui perfezionamenti hanno condotto PFE ad ideare e brevettare un innovativo metodo di organizzazione del lavoro denominato Clever Job, finalizzato alla riduzione degli sprechi e all’ottimizzazione dei processi.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito ufficiale www.pfespa.com

Paolo Giovanni Ciccarelli
Paolo Giovanni Ciccarelli
Gianluca Saia
Gianluca Saia
Alessandro Narbone
Alessandro Narbone

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Professionisti

Alessandro Benetton protagonista del podcast “Il Pub del Lunedì Sera”

1 Giu , 2020  

Alessandro Benetton protagonista del podcast “Il Pub del Lunedì Sera” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Il Pub del Lunedì Sera“, podcast nato per discutere di attualità, politica, economia, scienza e cultura, ha avuto di recente come protagonista Alessandro Benetton. L’imprenditore ha risposto con interesse ed entusiasmo alle domande, raccontando vicende del suo percorso professionale e dando alcuni consigli all’Italia giovane e dinamica che vuole fare impresa e ripartire in seguito alla crisi dovuta all’emergenza sanitaria.
Dopo aver completato gli studi all’estero, Alessandro Benetton ha deciso di lasciare l’azienda di famiglia a causa di una visione imprenditoriale troppo diversa: “Ho pensato: verrò criticato, è più facile che mi faccia più male che bene, ma è l’occasione per svincolarsi dall’azienda famigliare. L’importante è la capacità di avere una visione laterale, è questo che fa la differenza“. L’imprenditore ha così fondato 21 Investimenti, oggi 21 Invest, entrando con successo nel private equity. Grazie alla sua esperienza e all’incontro con Michael Porter, ha compreso che “è possibile prevedere il futuro di un’azienda guardando al pattern d’evoluzione di altre imprese, anche appartenenti ad altri settori“.
Ai giovani che stanno cercando di trovare la loro strada, l’imprenditore ha spiegato che “se si ha un ragionamento e un’ipotesi solida da perseguire, bisogna credere nelle proprie idee“. L’educazione al lavoro, al guadagnarsi le cose da sé, spesso con fatica, prescinde dal proprio background familiare ma è un insegnamento fondamentale, che ha giocato un ruolo di primo piano anche nella sua carriera. “Dare il buon esempio è essenziale: la felicità e l’autostima sono fonti per il successo anche interiore“.
Non è facile uscire dalla propria comfort zone, è lo stesso motivo per il quale ancora oggi le aziende faticano a comprendere che è necessario cambiare il proprio modello di business per non rimanere indietro. Per spiegare questo concetto, Alessandro Benetton ha anche fatto riferimento ad uno dei più grandi problemi dell’Italia: “Il nostro Paese è complicato. Abbiamo smesso di avere fiducia nei giovani, dimenticandoci che spesso le scoperte più grandi sono state fatte da persone con meno di trent’anni“. Sul dare fiducia e lavoro ai giovani si basa anche la sfida di Cortina 2021: da Presidente della Fondazione, Alessandro Benetton vede l’evento come un’occasione importante per rilanciare il territorio e valorizzare una comunità dal grande potenziale.
Il podcast si è concluso con qualche consiglio: ai giovani l’imprenditore raccomanda di “portare pazienza, distinguersi e dare valore alle esperienze e ai rapporti umani, anche con le comunità internazionali. Nelle situazioni più sfortunate, se si guarda bene, c’è qualcosa che può tornare utile in futuro“.

Letteratura

Federico Motta Editore tra i simboli della storia milanese nella poesia “Milano per me”, pubblicata sul “Corriere della Sera”

8 Mag , 2020  

Federico Motta Editore tra i simboli della storia milanese nella poesia “Milano per me”, pubblicata sul “Corriere della Sera” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Una lettera aperta che suona più come una poesia, dedicata all’amore per una grande città come Milano, fatta di storia, di luoghi di cultura, di simboli di civiltà: pubblicata sulle pagine online del “Corriere della Sera”, nel blog “ITALIANS” (di Beppe Severgnini), è stata scritta da Michele De Luca.
Nel testo, tra i simboli e la storia degli avvenimenti e degli enti che hanno fatto Milano, vi è anche Federico Motta Editore, marchio storico dell’editoria e della cultura italiana.
Dall’inizio di questa clausura – siamo alla trentaseiesima giornata – ho inviato quotidianamente ad un certo numero di conoscenti una newsletter. L’ultima è dedicata a Milano. Ne è venuta fuori questa poesia, che spero piaccia ai lettori di ITALIANS. Con la speranza di vedere presto un lumicino in fondo a questo tunnel“. La poesia, intitolata “Milano per me“, sottolinea l’unicità di una città come Milano, che va conosciuta e ricordata anche per gli importanti avvenimenti storici che l’hanno interessata (le cinque giornate, ad esempio). Fondamentali sono anche gli artisti e i letterati che hanno scritto della capitale lombarda e si sono lasciati ispirare da essa (pensiamo a “I Promessi Sposi“). Milano poi è fatta di luoghi: dai grandi teatri (La Scala, il Piccolo) agli spazi iconici (I Navigli, Piazza Fontana), così fino ai grandi atenei (Università Bocconi, Università Bicocca, Università Statale).
Quando penso Milano“, scrive De Luca, “penso Piazza Fontana Corso Sempione, Van Wood che canta in Via Montenapoleone la Federico Motta in via Branda Castiglioni“. Con i suoi oltre novant’anni di storia, Federico Motta Editore entra di diritto nella memoria comune di chi ha vissuto Milano interessandosi al settore dell’editoria di qualità, masticando storia e cultura.
Infine Milano è fatta di persone, che da vicino o da lontano sono entrate in contatto con l’economia della città, per affetti, per lavoro, per stili di vita. È anche grazie a queste sue solide radici storiche e culturali che la città lombarda si rialzerà dalla crisi che sta affrontando.

Per maggiori informazioni:
http://italians.corriere.it/2020/04/23/lettera-milano-per-me-in-versi/?refresh_ce-cp