Auro Palomba

Al vertice di Community Group dal 2001, Auro Palomba è un professionista con un bagaglio esperienziale che copre tutti i settori della comunicazione. Nella prima parte della sua carriera si specializza come giornalista economico e finanziario, collaborando con autorevoli quotidiani nazionali come Il Messaggero e Il Giornale. In seguito alla fondazione di Community, della quale diviene anche Presidente, allarga le sue competenze all’ambito consulenziale e al reputation management, diventando una delle figure di riferimento del settore e ricevendo nel 2017 il premio come Professionista dell’anno ai “Financecommunity Awards” nella categoria Financial PR. Conduttore di numerosi talk-show televisivi andati in onda su CNBC, Canale Italia e TeleLombardia, è stato anche Responsabile della Comunicazione e Direttore della Newsletter di Fondazione Nordest, Direttore della Comunicazione di 21 Investimenti e Direttore Generale della “Maurizio Costanzo Comunicazione”. All’attività professionale alterna quella accademica attraverso la collaborazione con diversi atenei italiani.

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Aziende

Auro Palomba: “Vento di crisi sull’industria”

3 Ago , 1991  

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Auro Palomba: “Vento di crisi sull’industria” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

È un panorama a tinte grigie quello dipinto dall'analisi sulle prime 1.770 aziende che compongono il sistema Italia, che anche quest'anno ha redatto l'ufficio studi di Mediobanca. I risultati che emergono dai bilanci '90 segnalano infatti con enfasi il rallentamento dell'economia del nostro Paese, con punte allarmanti per quanto riguarda il settore industriale e l'indebitamento nei confronti delle banche. Il fatturalo globale è infatti ancora in crescila rispetto all'89 (+5,5%), ma si sono ridotti in modo cospicuo i margini delle imprese, schiacciati da costi maggiori e competitività, soprattutto all'estero, ridotta. Questo discorso vale soprattutto per il comparto industriale, il cui fatturato da vendita è cresciuto nel '90 del 4,3%, contro il 1,7% dell'89. L'aumento copre in pratica solo l'incremento dei prezzi alla produzione, ed è quindi nominale. Fra i settori, bene l'energetico (+14,1% grazie alla crisi del Golfo), male invece il chimico (-14,7%), il siderurgico (-14,8%), trasporti (-6,6%, prima volta nel decennio) e il meccanico (-6,1 %, dopo quattro anni ininterrotti di crescita). Meglio è andato invece l'anno per il terziario, che ha avuto un fatturato in crescila del 13,1%, contro il +12,3% dell'89. Questa discrasia si spiega con le differenti condizioni ambientali in cui vivono le imprese. Nel terziario, dove sono inoltre comprese tutte le aziende pubbliche, non c'è concorrenza, soprattutto internazionale. Questo fattore è invece presente per le industrie, che soffrono in particolare il peggioramento della congiuntura. Allarmante il quadro per quanto riguarda i margini industriali, che nel '90 sono tornati sotto il livello dcll'84, compiendo dunque un balzo all'indietro di 6 anni. Il +5.37% del '90 è circa un punto sotto il livello dell'89. La riduzione dei margini si motiva in particolare con l'aumento dei costi, in particolare quello del lavoro, ma anche quello dei servizi, degli ammortamenti e degli acquisti. Rimane invece sufficientemente elevato il margine del terziario in rapporto ai ricavi. Gli utili in totale sono stati per le 1,770 aziende oggetto del campione pari a 6 mila miliardi, circa un terzo del risultato dell'89. Per la prima volta mostrano in modesto utile le aziende pubbliche, dovuto però a una diminuzione delle perdite più che a una crescita dei profitti. Le imprese private hanno invece chiuso il '90 con profitti pari a 5.700 miliardi. Un altro tasto dolente è rappresentato dalla forte crescita degli indebitamenti, dovuta in gran parte all'elevato livello degli investimenti, che ha raggiunto l'apice della curva nel '90. A questo dato hanno contribuito maggiormente le imprese di grandi dimensioni, mentre per le medie si è già in presenza di una flessione. In totale gli investimenti fissi lordi sono cresciuti del 31% in rapporto al valore aggiunto. Tornando all'indebitamento, nello scorso biennio il totale dei fondi richiesti al sistema bancario ha superato i 20 mila miliardi, ovvero 2 volte e mezzo circa le risorse fornite dagli azionisti. I debiti sono equamente distribuiti fra breve, medio e lungo termine, ma rappresentano una grossa incognita per il futuro. L'ufficio studi di Mediobanca rileva infatti che l'unica differenza fra il momento attuale del nostro sistema industriale rispetto alla crisi dell'inizio degli anni '80 è dovuto al fatto che ora le aziende riescono a chiudere in utile solo perchè non sono, indebitate: In chiave futura si potrebbe dunque ripresentare un periodo difficile per le nostre aziende. Per quanto riguarda il lavoro. l'occupazione è diminuita in totale di 16.405 unità. Il saldo è ottenuto da un calo di 19.598 unità nelle imprese industriali solo in parte coperto dall'aumento di 3.193 unità nel terziario. La produttività del lavoro nell'industria è inoltre diminuita, e il dato negativo rappresenta una novità nel decennio. Le imprese industriali e del terziario oggetto dell'analisi sono racchiuse in due campioni: il pronto comprende 1.770 società con dati dall'1981 al 1990. Il secondo 1.189 società, studiate dal '68-al '90. Le 1.770 società coprono all'incirca il 40% del fatturato globale delle aziende italiane.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Auro Palomba: “In Borsa arrivano i tedeschi”

29 Lug , 1991  

Auro Palomba

Auro Palomba: “In Borsa arrivano i tedeschi” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

L'agosto '91 sarà per la Borsa di Milano una data storica. Non tanto per l'esiguità degli scambi che contraddistingue le sedute di Piazza Affari in questo periodo. Quanto perché in questo mese cadrà una delle barriere che più hanno ostacolalo l'internazionalizzazione del nostro mercato. Da domani a mercoledì, infatti, saranno collocati agli azionisti italiani i titoli di due fra i maggiori gruppi al mondo: le tedesche Bayer e Volkswagen. Grazie alta recente modifica dei regolamenti delle nostre Borse anche i titoli di società straniere possono ora comparire sui listini italiani, e le prime due a rompere il ghiaccio sono proprio la produttrice dell'Aspirina e quella della Golf e del Maggiolino. La quotazione a mercato, grazie alla procedura accelerata che è stata loro concessa, è prevista per il primo giorno della liquidazione di settembre, il 19 agosto. Per intenderci, il clamore è molto più nostro che loro. Per gli italiani, l'estensione della possibilità di acquistare titoli di aziende estere anche ai "piccoli investitori" è infatti senza dubbio un passo avanti. Finora Volkswagen o ibm, Att o Mitsubishi erano titoli appannaggio solo di coloro che avevano la possibilità di spaziare fra Londra e Tokyo, fra Wall Street c Francofone. Adesso basterà andare al borsino della banca o dall'agente di cambio, e acquistare il proprio pacchetto. Tutto questo sempre che se ne abbiano le possibilità economiche: ogni azione Bayer costerà infatti 206.235 lire al collocamento. Per le Volkswagen il prezzo non è ancora certo, ma si dovrebbe aggirare intorno alle 270.000 lire. Minimo taglio, 50 azioni per la Bayer, e 10 per la VW, ognuna dal valore nominale di 50 marchi tedeschi, circa 37 mila lire. Per quanto riguarda Bayer e Volkswagen, invece, a parie l'onore di essere i primi a "colonizzare" l'Italia, si tratta solamente di estendere la quotazione dei propri titoli a un altro Paese in cui queste società hanno forti interessi commerciali. «Fra le politiche della Bayer rientra la presenza delle proprie azioni sui mercati finanziari dei Paesi commercialmente e produttivamente strategici, spiega Paolo Pogliani, amministratore delegalo di Bayer Italia nonché portavoce del gruppo tedesco. L'Italia rappresenta da molti anni il secondo mercato estero dopo gli Stati Uniti per i prodotti del gruppo, e, d'altra parte, produce internamente circa un terzo del giro d'affari in Italia che nel 1990 è stato di oltre 2.400 miliardi di lire». Il gruppo Bayer è uno dei maggiori nel settore chimico-farmaceutico al mondo, con un fatturato '90 pari a quasi 31 mila miliardi di lire. Le azioni di questi due colossi sono quotate in tante piazze, e la quota di capitale destinata all'Italia è infatti piuttosto esigua. «Le azioni della Bayer – prosegue Pogliani – sono attualmente quotate in quattordici mercati finanziari del mondo. L'entrala in Piazza Affari da parte, quindi, di una strategia del gruppo Bayer nel mondo ormai consolidata nel corso degli anni». Per quanto riguarda la Volkswagen, invece, le azioni sono trattate in tutte le Borse tedesche, in Svizzera, Austria, Belgio, Lussemburgo, Olanda oltre naturalmente a Londra, Parigi, Tokyo e a Wall Street. In Italia verrà collocato lo 0,24% del capitale del colosso di Volksburg. La VW ha fatturato nel '90 circa 50 mila miliardi di lire. Ad aiutare i due gruppi tedeschi nel loro arrivo a Piazza Affari si sono ovviamente mobilitati i maggiori intermediari italiani. Il collocamento della Volkswagen è stato curato in esclusiva dalla Banca Commerciale Italiana, mentre quello della Bayer è guidalo da Mediobanca, con la partecipazione della stessa Comit, del Credit, del Bancoroma, del Banco di Santo Spirito e della Bai. D'altra parte la limitata quantità di azioni piazzate farà chiudere con ogni probabilità ['offerta già al primo giorno. Le VW offerte sono 80.000, per una somma intorno ai 20 miliardi di lire, mentre le azioni Bayer sono 150 mila per un controvalore totale di circa 31 miliardi. In questo mese "straordinario" per Piazza Affari, visti i tempi che corrono, verrà collocalo anche un altro titolo, questa volta di una società italiana. Partirà infatti in settimana anche l'offerta della Sci, società genovese di costruzioni controllala dalla famiglia Romanengo, e il cui arrivo in Borsa è stato curato dalla Gemina e dalla Pirelli & C. Per la quotazione si attenderà però con ogni probabilità il mese di settembre. dell'lri, Franco Nobili, di "esordire" in Borsa.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Auro Palomba: “La Borsa aspetta gli stranieri”

21 Lug , 1991  

Auro Palomba

Auro Palomba: “La Borsa aspetta gli stranieri” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

La ripresa delle ultime due sedute ha permesso alla settimana di Borsa di chiudere con un, seppur lieve, rialzo. L'indice Mib è infatti tornato in extremis sopra quota 1.100, e venerdì ha segnato 1.104 punti, con un progresso nell'ottava pari allo 0,09%. Il nuovo mese borsistico dunque, dopo il forte calo della prima giornata, ha consentito una correzione della tendenza al ribasso che sembrava ormai essersi impadronita del mercato. Ma gli operatori non si illudono. Per la maggioranza si tratta infatti solamente di una reazione tecnica dopo la grande discesa dell'ultimo mese, e dunque le sedute positive di giovedì e venerdì potrebbero rimanere un episodio isolato in questa estate. Rimane infatti a bloccare i facili entusiasmi il livello assolutamente deficitario degli scambi, che anche nell'ultima settimana si sono in media mantenuti sotto i 100 miliardi di controvalore. Neanche la ripresa dei prezzi che si è verificata nella seconda metà dell'ottava, per un complessivo superiore al 3% dell'indice Mib, è avvenuta con un miglioramento delle quantità scambiate. Solo venerdì, quando l'indice ha guadagnato l'1,8%, gli scambi hanno raggiunto quasi i 120 miliardi di controvalore. Le idee continuano dunque ad essere pochine, e gli agenti di cambio appaiono più impegnati a cercare alleanze che consentano di creare delle Sim che dal mercato. Le sedute finiscono in me-dia intorno alle 13, e gli operatori presentì sono veramente pochini. Anche i prezzi nell'ultima ottava sono stati praticamente stabili. Ancora deboli Fiat (-3,87%) Enichem (-3,06%) e Cir (-2,26%) fra i titoli guida, buone riprese hanno invece avuto Sìp (+3,96%), Ferfin (+3,33%), Assitalia (+3,09%) e Ambroveneto (+2,98%). C'è da registrare poi la valanga di acquisii sul titolo Rinascente, che ha consentito un balzo della quotazione del 9% in cinque giorni. Per gli operatori sarebbero in vista alcuni accordi in Giappone per il gruppo delta grande distribuzione della Fiat. La tranquillità del mercato permette dunque di fare un primo bilancio della campagna assembleare legata ai bilanci '90. Il monte dividendi delle società quotate nel '90 è stato di complessivi 5.588 miliardi, in crescita dell'1,4% sull'89. Questa crescila degli utili distribuiti è per la maggior parte dovuta a un aumento delle azioni esistenti. Sono invece mollo rari i casi di aumento del dividendo singolo, e sono veramente poche anche le società (fra queste Fiat e Montedìson) che l'hanno mantenuto invariato. Anche questi dati consentono comunque di dare ragione ad Attilio Ventura quando si lamenta della pochezza del mercato azionario milanese. Basta infatti pensare che per arrivare allo stesso giro d'affari e di utili basta sommare le prima quattro società quotale a Wall Street, ovvero Ibm, General Electric, Exxon e Alt). Così si aspetta come una panacea l'arrivo dei big esteri, alcuni dei quali hanno già annunciato di avere intenzione di quotarsi a Piazza Affari e di avere già avviato le pratiche perchè questo avvenga in tempi brevi. Fra le prime vi saranno la tedesca Bayer, la Basf, la francese Saint-Gobain, la svedese Ericsson. Ma forse il traguardo sarà taglialo per prima dalla Volkswagen. Il collocamento, curato dalla Comit, è infatti già pronto e attende unicamente il via libera dalla Consob. Intanto è entrato un nuovo titolo, l'Elsag Bailey del gruppo Finmeccanica. La quotazione ha fornito l'occasione al presidente dell'lri, Franco Nobili, di "esordire" in Borsa.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

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Auro Palomba: “Fra Continental e Pirelli tempo di disgelo”

11 Lug , 1991  

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Fra Pirelli e Continental il clima è cambiato. Si lavora di comune accordo per cercare una soluzione, anche se i tempi non saranno brevissimi. Mentre ad Hannover è in programma l'assemblea di bilancio della Conti, Leopoldo Pirelli si trova a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, per parlare del nuovo accordo fatto dall'Università Bocconi e dal Politecnico di Milano. Contrariamente al solito, si mostra loquace, segno che le cose vanno per il meglio. «Il clima è cambiato da quando se ne è andato il vecchio presidente della Continental, Horsl Urban, – dice Pirelli – e oggi ci troviamo in una fase costruttiva, con buona volontà da parte di entrambi di trovare una soluzione che vada bene ai due gruppi. Il nuovo presidente Von Gruenberg è un uomo di grosso livello e di grande esperienza fatta sia in Europa che in America, ed è sempre meglio discutere con uomini intelligenti che con uomini meno intelligenti». Pirelli ha poi spiegalo che la fusione non è l'unica soluzione possibile: «L'obbiettivo lo stiamo studiando. Vedremo che cosa viene fuori dall'analisi delle sinergie e adatteremo le strutture a quelli che sono i risultati di tati sinergie». Non è stato peraltro ancora fissato un termine ultimo entro il quale arrivare a un accordo: «Stiamo lavorando bene e abbiamo la voglia tutti e due di andare avanti rapidamente. Il che è diverso che ì porsi dei termini. Stiamo cercando di procedere il più rapidamente possibile, anche se adesso, in agosto, vogliamo tirare un po' il fiato». Intanto anche da Hannover provenivano segnali confortanti. Sia il presidente ad interim del consiglio della Conti, Wilhelm Winterstein, – sia quello del comitato di sorveglianza, Ulrich Weiss, hanno invitalo tutti a dimenticare il passato e a concentrarsi sulle soluzioni da ricercare insieme a Pirelli. La sensazione che si è avuta, comunque, è che i tempi siano lunghi, e che la Continental abbia intenzione di vendere cara la pelle. Intanto bisognerà attendere che il nuovo presidente Von Gruenberg entri ufficialmente in carica e questo accadrà fra fine luglio e inizio agosto, e poi i colloqui fra le parti potranno riprendere.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Auro Palomba: “Borsa, scambi al lumicino”

11 Lug , 1991  

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Auro Palomba: “Borsa, scambi al lumicino” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

«La Borsa è chiusa». Il presidente del comitato direttivo degli agenti di cambio, Attilio Ventura, appare sconsolato. Sono passate da qualche minuto le 13, e la seduta anche oggi (ieri ndr) è già finita. Il livello degli scambi è modestissimo, mentre i prezzi continuano a scendere. «Se continua così – dice – non c'è più niente da fare, è come se la Borsa fosse chiusa. Se facessimo un confronto, il livello di controvalore di questi giorni equivarrebbe a 10 miliardi di scambi all'inizio degli anni '80. Ci vorrebbe qualcosa che dia una scossa, ma qui in giro di elettricisti non se ne vedono». Ventura lamenta l'assenza dei grandi gruppi in questo periodo dal mercato, e punta il dito sulla classe politica. Tutti a Piazza Affari sostengono che l'uscita" del presidente del Consiglio Giulio Andreotti sulla rivalutazione obbligatoria del cespiti immobiliari ha rotto un giocattolo che invece poteva durare per tutta l'estate. Non è tanto la tassa in sé a spaventare, quanto piuttosto l'incertezza che viene trasmessa dai nostri politici al mercato azionario. Il presidente del mercato Ristretto Leonida Gaudenzi fa partire l'analisi addirittura dall'introduzione della tassa sulle plusvalenze azionarie. «Da quel momento – dice – è come se il mercato fosse morto. Gli scambi sono scesi di almeno un terzo. Così non si va avanti». Per il presidente dimissionario dell'ordine milanese Carlo Pastorino, sono invece altre le preoccupazioni, e riguardano ì regolamenti di attuazione della legge sulle SIM, che «sono stati stravolti dalla lobby bancaria». Come sì vede, comunque, il denominatore comune dei pensieri della categoria sono i timori per un mercato che non può andare avanti in questo modo. Negli ultimi giorni il controvalore degli scambi è stato costantemente sotto i 100 miliardi: 76 ieri, 80 martedì, in qualche occasione anche vicino ai 50. In Borsa vedono nero: la crisi presto investirà gli studi professionali, e in molti casi simili è sinonimo di disoccupazione. I licenziamenti presto arriveranno e alcuni operatori si vedono costretti a pensare un futuro diverso. Come sempre, però, ogni medaglia ha diversi aspetti. Motti ammettono infatti che la professione di procuratore e di remissore è stata sopravvalutata dall'ultimo boom di Borsa, e gli operatori hanno avuto redditi altissimi senza avere magari alcuna abilità specifica. Il discorso dì uno di loro è sintomatico: «Bisognerà trovarsi un altro mestiere. Se entriamo in una Sim da dipendenti, infatti, gli stipendi si fanno magri. Va bene guadagnare meno, ma da 20 milioni al mese uno può scendere a 10, al massimo 7. Con 3 come si vive?», con tanti saluti per chi guadagna ancora meno o non arriva a fine mese. E la paura si sta estendendo anche alle banche: «Più che i prezzi mi preoccupa il livello degli scambi – dice Maurizio Pinardi, responsabile dell'ufficio titoli della Comit- oltre agli studi professionali vuol dire che sono in difficoltà anche gli investitori istituzionali, altrimenti non si spiega un tale disinteresse per il mercato azionario». Alcuni operatori cercano aiuto nei Fondi. Ma i gestori in questo periodo sono assenti da Piazza Affari. Da uno studio presentato ieri da Giovanni Palladino, direttore dell'ufficio i studi della Prime, emerge infatti che i fondi hanno in questo momento in portafoglio solo il 5% della capitalizzazione complessiva della Borsa, contro il 10% dell'87. Dall'analisi, che verte sui 7 anni di vita dei Fondi, si recepisce il mancato impatto, rispetto alle potenzialità, dì questo nuovo strumento finanziario nel risparmio degli italiani. Nel "settennato*', infatti, i gestori hanno raccolto complessivamente 124 mila miliardi, ma il dato da prendere in considerazione, secondo Palladino, è quello della raccolta netta, che tiene conto anche dei riscatti, e qui si scende a 39 mila miliardi. Per cui, conclude lo studio, "si può affermare che nei loro primi sette anni di attività i fondi comuni hanno appena lambito il portafoglio delle famiglie italiane. Per crescere con più regolarità il settore ha bisogno di mercati di riferimento menò nervosi rispetto al recente passato". È quello che chiedono tutti.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Auro Palomba: “Gemina cede il pacchetto di Ambroveneto”

23 Dic , 1992  

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Auro Palomba: “Gemina cede il pacchetto di Ambroveneto” 5.00/5 (100.00%) 2 votes

Gemina ce l'ha fatta. Come già fatto intuire la scorsa settimana dal presidente dell'Ambronveneto Giovanni Bazoli la finanziaria milanese ha accettato di ridurre le proprie pretese ed è uscita dall'azionariato, e dal patto di sindacato, dell'istituto bancario. Da decisione è stata ufficializzata ieri pomeriggio dopo la riunione del comitato direttivo del patto di sindacato dell'Ambroveneto: gli altri aderenti al patto, o alcuni fra loro, acquisteranno la quota di Gemina, pari al 13,1% del capitale ordinario, il 9,68% del totale. pagando ogni azione 6 mila lire per un totale appena superiore ai 387 miliardi. La finanziaria presieduta da Giampiero Pesenti ha dunque accettato di abbassare di 500 lire il prezzo per azione. Il passaggio del pacchetto avverrà entro la fine di gennaio del prossimo anno. E bisognerà attendere quella data anche per conoscere la ripartizione delle quote fra gli aderenti al patto. Ieri alla riunione erano infatti presenti oltre al rappresentante del Crediop, del Credit Agricole, e della Banca San Paolo di Brescia, anche quelli delle Popolari venete che, come si sa, furono le prime, addirittura antecedentemente a Gemina, a decidere di uscire dall'azionariato dell'Ambroveneto, proposito in seguito mai attuato proprio per l'indisponibilità degli acquirenti a pagare 6.500 lire per azione, prezzo fissato a suo tempo anche dalle Popolari venete. Ora, i regolamenti del sindacato prevedono la possibilità per i soci rimasti di acquistare le azioni pro quota. ma appare al momento improbabile che le Popolari venete cambino rotta e strategia di 180 gradi, e diventino improvvisamente compratrici. D'altra parte Bazoli ha già abituato ai colpi di scena intorno a intorno a Capodanno. Già nel 1989, proprio negli ultimissimi giorni di dicembre il presidente dell'Ambroveneto trovò la quadratura del cerchio nella vendita delle azioni da parte della Popolare di Milano è arrivò alla salomonica decisione di dividere il pacchetto fra Generali e Credit Agricole, mettendo apparentemente fine alla frattura con Gemina, frattura in realtà mai sanata e che ha portato proprio ieri all'uscita dalla banca. L'opera di ricucitura del presidente Bazoli non ha infatti sortito alcun effetto, soprattutto perché l'ingresso dell'Agricole ha impedito a Gemina di portare a termine il progetto che voleva un'unione fra Ambroveneto e le Generali, che nei piani della finanziaria milanese avrebbe dovuto rilevare l'intera quota della Popolare Milano.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Professionisti

L’intervista di Auro Palomba a Luciano Benetton

1 Dic , 1992  

Auro Palomba


«Dica la verità, lo rifarebbe?». Luciano Benetton alza gli occhi verso l'interlocutore. Poi lo sguardo vaga per un attimo nel vuoto, come per cercare dentro di sé una risposta definitiva: «Sì, lo rifarei, mi ricandiderei al Senato. Anzi mi auguro che ci siano sempre più persone al di fuori della politica che possano e vogliano dare il proprio contributo, persone meno impegnate di me che abbiano più tempo da perdere, perché se ne perde mollo. Bisogna però avere fiducia nel sistema, perché è an-che colpa dell'imprenditoria che negli anni 60 si è disinteressata della politica se siamo giunti a questa situazione». La domanda giunge al termine di un'intervista in cui si è dipinto uno scenario dell'Italia non certo incoraggiante, in cui politica e economia si sono continuamente intrecciate, e non poteva essere altrimenti, visto che Benetton, alla lesta di un gruppo che fattura oltre 2.500 miliardi, dallo scorso 5 aprile siede sui banchi di Palazzo Madama, detto nelle liste repubblicane. Leggendo le cronache di questi giorni ci si chiede sempre più se queste privatizzazioni si faranno. Cosa ne dice?

«C'è in realtà l'impressione che esista una parte del governo, di cui non si capisce la consistenza ma che è certamente forte, che non vuole le privatizzazioni, che ha paura di perdere le funzioni dirigenziali, perché poi dietro a lutto c'è proprio questo. Ma non è molto ragionevole pensare che si possa fare a meno di privatizzare. Mi sembrano tutte delle scuse, soprattutto quando si dice che non si deve privatizzare per non svendere agli stranieri, mentre secondo me, soprattutto nel caso dei servizi, si avrebbero spesso dei vantaggi. Le faccio un esempio: telefonare dalla Danimarca all'Italia costa 1.61 Euro per tre minuti. Dall'Italia alla Danimarca 2.53 Euro. Solo Grecia e Spagna ci sopravanzano nelle tariffe, ed evito il confronto con gli Stati Uniti. Ecco, se arrivasse, per esempio, un danese nei telefoni, non potrei che essere contento. E credo che il discorso si potrebbe estendere all'Alitalia e così via. Da noi, a causa del monopolio, non si sono ancora sprigionate le caratteristiche migliori».

Gli altri spauracchi agitati contro le privatizzazioni sono la disoccupazione e la paura che a causa della Borsa in fase negativa si svendano le aziende.

«Non sono spaventato, perché è un passaggio obbligato per essere competitivi, bisogna sburocratizzare. Le farò un altro esempio: dicono che alla Banca di Roma ci sono 1.800 delegati sindacali, di cui 570 non mettono piede in azienda, gli altri rendono circa il 40%. Non è possibile, non esiste negli altri Paesi. Anche quello che è successo ai Monopoli di Stato è perfettamente in linea. Dietro a queste persone vi sono i cosiddetti boiardi di Stato. Al Senato i dipendenti dei Monopoli hanno occupato tutto lo spazio dedicato al pubblico. Bisogna ridurre i costi, e per farlo si deve anche ridurre l'organico. Queste persone saranno reintegrate in altri posti di lavoro. ' In realtà lo spettro della disoccupazione è agitato per fare compassione. Bisognerebbe invece dire che è una vergogna che queste aziende vadano avanti con personale in sovrabbondanza».

Come vive il dibattito sulle privatizzazioni da senatore

«In Aula si ha la netta sensazione che tutto venga deciso altrove. E c'è anche la convinzione che in questo momento vi sia un forte legame Dc-Psi».

Voi siete interessati a qualche azienda dello Stato?

«No. In questo momento si trovano opportunità interessanti anche nel privato. e ci stiamo guardando intorno». noi esportiamo circa il 65% del prodotto, quindi c'è andata bene. Per fortuna non abbiamo neanche tanti debiti, e quindi i tassi alti non ci pesano molto. Essendo all'estero poi ci finanziamo anche presso altri sistemi bancari. Come immagine del Paese ovviamente ii discorso è opposto. Svalutando si perdono punti in credibilità. È stato un colpo abbastanza evidente. Ma è solo la conseguenza dello stato di salute del Paese, dove non esiste l'ordine pubblico e di privatizzazioni finora si è solo parlato».

E tutto questo pesa sul Made in Italy

«Il Made in Italy è strettamente legato all'immagine del Paese. Non siamo più di moda, per i turisti, per l'abbigliamento, per tutto. Anche i costi sono legati all'immagine. Perché tutto quanto abbiamo detto finora, dalla mafia al governo, comporta dei costi superiori. L'Italia, da sempre un Paese turistico, ha costi di alberghi, ristoranti eccetera superiori a tutto il resto del mondo, fatta eccezione forse per il Giappone. Se dall'estero rinunciano a venire qui, poi si parla anche male dell'Italia».

Siamo alla fine dell'anno. Nella situazione appena descritta, come è andato per la Benetton?

«Bene, dovremmo avere un incremento del 10% del fatturato e qualcosa di più per gli utili. Nonostante si sia fatta una politica di prezzi contenuti. Nel nostro bilancio entrano però in modo determinante le royalties sui prodotti, che hanno un valore aggiunto determinante».

Lei, la sua azienda, siete stati sempre attivi nel campo dell'immagine. Se avesse una ricetta magica per rendere nuovamente l'Italia vendibile all'estero, cosa farebbe?

«Migliorare l'immagine del Paese. Solo così si attraggono i capitali dall'estero. Si deve dunque migliorare l'immagine politica, dare stabilità economica, fare le privatizzazioni. Far vedere che c un Paese libero, dove non ci sono trucchi. In Italia esistono ancora i monopoli, e questo è visto con sospetto all'estero. Il discorso vale anche per i sindacati. Bisogna far tornare la fiducia in questo Paese, combattere, e per farlo si deve avere molto coraggio».

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Auro Palomba: “Privatizzazioni, Confindustria all’attacco”

1 Dic , 1992  

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Auro Palomba: “Privatizzazioni, Confindustria all’attacco” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

L'indirizzo assunto dal governo in ambito di privatizzazioni va bene alla Confindustria, che vorrebbe però saperne qualcosa di più in merito a tempi e modalità delle cessioni, e soprattutto sul ruolo dello Stato una volta che il processo sarà portato termine. «Vorremmo che il presidente del Consiglio Amato ci dicesse quante aste competitive verranno fatte nel '93, riguardo quali società e quando si comincerà. Ci basta una "minimalista" di cinque o sei nomi, che manifesti la volontà di passare all'opera», ha detto in conclusione del suo intervento all'Assolombarda di Milano il presidente degli industriali Luigi Abete, al termine del quinto incontro preparatorio all'assise generale della Confindustria che si terrà il prossimo 10 dicembre a Parma. In quell'occasione sarà discusso una specie di "contropiano", diffuso ieri in un "libro bianco", che riassume la posizione degli industriali privati sulle cessioni di aziende statali. Davanti al "top" dell'imprenditoria pubblica e privata e del mondo finanziario Abete ha invocato che si passi dalla "fase zero", quella attuale del risanamento industriale, alla "fase uno", quella dello sviluppo, in cui la Confindustria sarà «inflessibile». Abete ha voluto subito sgombrare il campo da alcuni nodi: «Non è vero che l'accelerazione delle privatizzazioni crea problemi occupazionali, come viene affermato per ritardare il processo. Se le aziende sono ben gestite il problema sarà marginale, se non lo sono è bene che venga alla luce, e il costo in solidarietà sarà sicuramente minore rispetto ai vantaggi portati dalla rinnovata competitività». E sul difficile momento della Borsa in cui si collocano le vendite di società pubbliche: «Se c'è un problema sul mercato è proprio perché sono siate ritardate le cessioni». Ed ecco la ricetta per fermare il degrado finanziario: una politica diversa del salario e l'emissione di titoli pubblici collegati alle future privatizzazioni, che consentirebbero di liberare subito nuove risorse. A pochi metri da lui, i manager e i banchieri pubblici. Se i primi due facevano una difesa d'ufficio delle imprese statali, l'ultimo non sembrava invece sofferente della decisione di privatizzate la banca di cui è presidente, la Comit: «Per noi la vendita equivale all'opportunità di ricapitalizzarci e di crescere ai livelli delle concorrenti europee» Ben più duri invece il presidente dell'Iri Nobili e quello dell'Eni Cagliari. Quest'ultimo ha definito "partigiana" la relazione della Confindustria, mentre Nobili ha difeso i "boiardi" di Stato e ha invitato il governo a non «abdicare completa-mente da ogni forma di presenza pubblica dalla politica industriale». Ma veniamo dunque a questo libretto bianco: l'obiettivo delle privatizzazioni, secondo la Confindustria, deve essere quello di "smantellare la presenza pubblica nell'economia, per fare spazzo al mercato" Scendendo nel dettaglio, "per Ina e Assitalia, come per le grandi banche, si può avviare immediatamente il processo di collocamento sul mercato, scendendo sotto il 50%". Per le imprese manifatturiere si devono avere "procedure d'asta che abbiano ad oggetto la cessione del pacchetto di controllo. Allo Stato non compete la predeterminazione degli assetti futuri". Per le imprese di pubblica utilità si deve mantenere il controllo solo "nella parte dell'attività che presenti caratteristiche di indivisibilità o monopolio naturale, pur collocando quote sul mercato". Infine i beni immobili, dove, secondo la Confindustria, "si potrebbe ricavare un flusso consistente di entrate per lo Stato, per gli Enti di governo locale e per molli enti pubblici". Ed ecco il giudizio sul piano del governo, giudicato "apprezzabile nei contenuti generali", ma che "solleva perplessità in vari aspetti specifici", soprattutto perché è troppo ampio l'elenco dei settori considerali strategici, in cui si ritiene di mantenere una presenza dello Stato. Anche l'idea dell'Authority delle privatizzazioni non piace, perché "non sembra destinato a svolgere solo un ruolo di controllo del processo di dismissioni ma anche ad assumere il compilo di dettare disegni globali di programmazione dell'intero settore industriale"

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Community, un 2008 da incorniciare

31 Dic , 2008  

Auro Palomba

Community, un 2008 da incorniciare 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Un aumento del 20% sull'anno precedente e un fatturato a 3,5 milioni

Nel 2009 una serie di importanti progetti prenderanno piede nella società fondata e diretta da Auro Palomba, che ha raggiunto un fatturato record collocandosi stabilmente ai primi posti nel settore. I risultati economici del 2008 rappresentano un ulteriore distacco dai 3 milioni di fatturato segnati nel 2007, già in forte miglioramento rispetto all'esercizio 2006, concluso con 2 milioni. Numeri messi a segno grazie all'attività di advisoring in alcune delle più rilevanti operazioni finanziarie in Italia ed Europa per clienti del calibro di Luis Vuitton, Generali e Goldman Sachs, senza dimenticare le radici a Nordest, terra d'elezione nella quale Community ha seguito casi di successo come Nice, Lotto Coin e Safilo.

Per seguire questa crescita con un'adeguata organizzazione della struttura, oggi formata da 25 persone, Palomba e gli altri soci di Community hanno deciso di nominare Managing Partner Roberto Patriarca, per la sede di Milano, e Giuliano Pasini per la sede di Treviso. «I risultati registrati in un anno particolare come è stato il 2008 mi rendono particolarmente soddisfatto», ha dichiarato Palomba. Stiamo vagliando l'apertura di due sedi a Londra e Bologna che rappresentano un ulteriore passo in avanti per essere più vicini, anche geograficamente, ai nostri clienti italiani e internazionali e soddisfare sempre meglio le loro richieste». Lo sviluppo, inoltre, ha portato Community a inaugurare nuovi e più ampi uffici a Milano e alla nuova divisione.
Nel 2009 partirà inoltre la divisione Media & Research dedicata alle nuove forme di comunicazione e alle ricerche si aggiunge Community Formazione, dedicata alla formazione alla comunicazione che nel 2009 ha già in programma di due corsi organizzati assieme a Formazione Unindustria Treviso. «I clienti hanno premiato la bontà del lavoro svolto e testimoniano la volontà delle imprese di non smettere di investire nei momenti di difficoltà».

FONTE: Il Mattino

AUTORE: Enrico Lorenzo Tidona

Professionisti,Società

Auro Palomba: “La Borsa senza primavera”

12 Apr , 1992  

Auro Palomba

Auro Palomba: “La Borsa senza primavera” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Si riapre la partita sull'azionariato Ambroveneto, l'analisi di Auro Palomba

L'effetto lungo di Wall Street ha consentito a Piazza Affari di chiudere l'ultima settimana del ciclo di aprile appena al di sopra del minimo annuale. Gli operatori non se ne sono comunque rallegrati più di tanto, poiché il piccolo rialzo di venerdì ha tutta l'aria di essere unicamente un movimento tecnico su cui fare poco affidamento.

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