Auro Palomba

Al vertice di Community Group dal 2001, Auro Palomba è un professionista con un bagaglio esperienziale che copre tutti i settori della comunicazione. Nella prima parte della sua carriera si specializza come giornalista economico e finanziario, collaborando con autorevoli quotidiani nazionali come Il Messaggero e Il Giornale. In seguito alla fondazione di Community, della quale diviene anche Presidente, allarga le sue competenze all’ambito consulenziale e al reputation management, diventando una delle figure di riferimento del settore e ricevendo nel 2017 il premio come Professionista dell’anno ai “Financecommunity Awards” nella categoria Financial PR. Conduttore di numerosi talk-show televisivi andati in onda su CNBC, Canale Italia e TeleLombardia, è stato anche Responsabile della Comunicazione e Direttore della Newsletter di Fondazione Nordest, Direttore della Comunicazione di 21 Investimenti e Direttore Generale della “Maurizio Costanzo Comunicazione”. All’attività professionale alterna quella accademica attraverso la collaborazione con diversi atenei italiani.

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Aziende

Auro Palomba: “Vento di crisi sull’industria”

3 Ago , 1991  

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Auro Palomba: “Vento di crisi sull’industria” 5.00/5 (100.00%) 2 votes

È un panorama a tinte grigie quello dipinto dall'analisi sulle prime 1.770 aziende che compongono il sistema Italia, che anche quest'anno ha redatto l'ufficio studi di Mediobanca. I risultati che emergono dai bilanci '90 segnalano infatti con enfasi il rallentamento dell'economia del nostro Paese, con punte allarmanti per quanto riguarda il settore industriale e l'indebitamento nei confronti delle banche.

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Aziende

Auro Palomba: “In Borsa arrivano i tedeschi”

29 Lug , 1991  

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L'agosto '91 sarà per la Borsa di Milano una data storica. Non tanto per l'esiguità degli scambi che contraddistingue le sedute di Piazza Affari in questo periodo. Quanto perché in questo mese cadrà una delle barriere che più hanno ostacolalo l'internazionalizzazione del nostro mercato.

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Aziende

Auro Palomba: “La Borsa aspetta gli stranieri”

21 Lug , 1991  

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Auro Palomba: “La Borsa aspetta gli stranieri” 5.00/5 (100.00%) 2 votes

La ripresa delle ultime due sedute ha permesso alla settimana di Borsa di chiudere con un, seppur lieve, rialzo. L'indice Mib è infatti tornato in extremis sopra quota 1.100, e venerdì ha segnato 1.104 punti, con un progresso nell'ottava pari allo 0,09%.

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Aziende

Auro Palomba: “Fra Continental e Pirelli tempo di disgelo”

11 Lug , 1991  

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Auro Palomba: “Fra Continental e Pirelli tempo di disgelo” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Fra Pirelli e Continental il clima è cambiato. Si lavora di comune accordo per cercare una soluzione, anche se i tempi non saranno brevissimi. Mentre ad Hannover è in programma l'assemblea di bilancio della Conti, Leopoldo Pirelli si trova a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, per parlare del nuovo accordo fatto dall'Università Bocconi e dal Politecnico di Milano.

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Aziende

Auro Palomba: “Borsa, scambi al lumicino”

11 Lug , 1991  

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Auro Palomba: “Borsa, scambi al lumicino” 5.00/5 (100.00%) 2 votes

«La Borsa è chiusa». Il presidente del comitato direttivo degli agenti di cambio, Attilio Ventura, appare sconsolato. Sono passate da qualche minuto le 13, e la seduta anche oggi (ieri ndr) è già finita. Il livello degli scambi è modestissimo, mentre i prezzi continuano a scendere.

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Aziende

Auro Palomba: “Gemina cede il pacchetto di Ambroveneto”

23 Dic , 1992  

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Auro Palomba: “Gemina cede il pacchetto di Ambroveneto” 5.00/5 (100.00%) 3 votes

Gemina ce l'ha fatta. Come già fatto intuire la scorsa settimana dal presidente dell'Ambronveneto Giovanni Bazoli la finanziaria milanese ha accettato di ridurre le proprie pretese ed è uscita dall'azionariato, e dal patto di sindacato, dell'istituto bancario.

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Professionisti

L’intervista di Auro Palomba a Luciano Benetton

1 Dic , 1992  

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«Dica la verità, lo rifarebbe?». Luciano Benetton alza gli occhi verso l'interlocutore. Poi lo sguardo vaga per un attimo nel vuoto, come per cercare dentro di sé una risposta definitiva: «Sì, lo rifarei, mi ricandiderei al Senato. Anzi mi auguro che ci siano sempre più persone al di fuori della politica che possano e vogliano dare il proprio contributo, persone meno impegnate di me che abbiano più tempo da perdere, perché se ne perde mollo. Bisogna però avere fiducia nel sistema, perché è an-che colpa dell'imprenditoria che negli anni 60 si è disinteressata della politica se siamo giunti a questa situazione». La domanda giunge al termine di un'intervista in cui si è dipinto uno scenario dell'Italia non certo incoraggiante, in cui politica e economia si sono continuamente intrecciate, e non poteva essere altrimenti, visto che Benetton, alla lesta di un gruppo che fattura oltre 2.500 miliardi, dallo scorso 5 aprile siede sui banchi di Palazzo Madama, detto nelle liste repubblicane. Leggendo le cronache di questi giorni ci si chiede sempre più se queste privatizzazioni si faranno. Cosa ne dice?

«C'è in realtà l'impressione che esista una parte del governo, di cui non si capisce la consistenza ma che è certamente forte, che non vuole le privatizzazioni, che ha paura di perdere le funzioni dirigenziali, perché poi dietro a lutto c'è proprio questo. Ma non è molto ragionevole pensare che si possa fare a meno di privatizzare. Mi sembrano tutte delle scuse, soprattutto quando si dice che non si deve privatizzare per non svendere agli stranieri, mentre secondo me, soprattutto nel caso dei servizi, si avrebbero spesso dei vantaggi. Le faccio un esempio: telefonare dalla Danimarca all'Italia costa 1.61 Euro per tre minuti. Dall'Italia alla Danimarca 2.53 Euro. Solo Grecia e Spagna ci sopravanzano nelle tariffe, ed evito il confronto con gli Stati Uniti. Ecco, se arrivasse, per esempio, un danese nei telefoni, non potrei che essere contento. E credo che il discorso si potrebbe estendere all'Alitalia e così via. Da noi, a causa del monopolio, non si sono ancora sprigionate le caratteristiche migliori».

Gli altri spauracchi agitati contro le privatizzazioni sono la disoccupazione e la paura che a causa della Borsa in fase negativa si svendano le aziende.

«Non sono spaventato, perché è un passaggio obbligato per essere competitivi, bisogna sburocratizzare. Le farò un altro esempio: dicono che alla Banca di Roma ci sono 1.800 delegati sindacali, di cui 570 non mettono piede in azienda, gli altri rendono circa il 40%. Non è possibile, non esiste negli altri Paesi. Anche quello che è successo ai Monopoli di Stato è perfettamente in linea. Dietro a queste persone vi sono i cosiddetti boiardi di Stato. Al Senato i dipendenti dei Monopoli hanno occupato tutto lo spazio dedicato al pubblico. Bisogna ridurre i costi, e per farlo si deve anche ridurre l'organico. Queste persone saranno reintegrate in altri posti di lavoro. ' In realtà lo spettro della disoccupazione è agitato per fare compassione. Bisognerebbe invece dire che è una vergogna che queste aziende vadano avanti con personale in sovrabbondanza».

Come vive il dibattito sulle privatizzazioni da senatore

«In Aula si ha la netta sensazione che tutto venga deciso altrove. E c'è anche la convinzione che in questo momento vi sia un forte legame Dc-Psi».

Voi siete interessati a qualche azienda dello Stato?

«No. In questo momento si trovano opportunità interessanti anche nel privato. e ci stiamo guardando intorno». noi esportiamo circa il 65% del prodotto, quindi c'è andata bene. Per fortuna non abbiamo neanche tanti debiti, e quindi i tassi alti non ci pesano molto. Essendo all'estero poi ci finanziamo anche presso altri sistemi bancari. Come immagine del Paese ovviamente ii discorso è opposto. Svalutando si perdono punti in credibilità. È stato un colpo abbastanza evidente. Ma è solo la conseguenza dello stato di salute del Paese, dove non esiste l'ordine pubblico e di privatizzazioni finora si è solo parlato».

E tutto questo pesa sul Made in Italy

«Il Made in Italy è strettamente legato all'immagine del Paese. Non siamo più di moda, per i turisti, per l'abbigliamento, per tutto. Anche i costi sono legati all'immagine. Perché tutto quanto abbiamo detto finora, dalla mafia al governo, comporta dei costi superiori. L'Italia, da sempre un Paese turistico, ha costi di alberghi, ristoranti eccetera superiori a tutto il resto del mondo, fatta eccezione forse per il Giappone. Se dall'estero rinunciano a venire qui, poi si parla anche male dell'Italia».

Siamo alla fine dell'anno. Nella situazione appena descritta, come è andato per la Benetton?

«Bene, dovremmo avere un incremento del 10% del fatturato e qualcosa di più per gli utili. Nonostante si sia fatta una politica di prezzi contenuti. Nel nostro bilancio entrano però in modo determinante le royalties sui prodotti, che hanno un valore aggiunto determinante».

Lei, la sua azienda, siete stati sempre attivi nel campo dell'immagine. Se avesse una ricetta magica per rendere nuovamente l'Italia vendibile all'estero, cosa farebbe?

«Migliorare l'immagine del Paese. Solo così si attraggono i capitali dall'estero. Si deve dunque migliorare l'immagine politica, dare stabilità economica, fare le privatizzazioni. Far vedere che c un Paese libero, dove non ci sono trucchi. In Italia esistono ancora i monopoli, e questo è visto con sospetto all'estero. Il discorso vale anche per i sindacati. Bisogna far tornare la fiducia in questo Paese, combattere, e per farlo si deve avere molto coraggio».

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Auro Palomba: “Privatizzazioni, Confindustria all’attacco”

1 Dic , 1992  

Auro Palomba

Auro Palomba: “Privatizzazioni, Confindustria all’attacco” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

L'indirizzo assunto dal governo in ambito di privatizzazioni va bene alla Confindustria, che vorrebbe però saperne qualcosa di più in merito a tempi e modalità delle cessioni, e soprattutto sul ruolo dello Stato una volta che il processo sarà portato termine. «Vorremmo che il presidente del Consiglio Amato ci dicesse quante aste competitive verranno fatte nel '93, riguardo quali società e quando si comincerà. Ci basta una "minimalista" di cinque o sei nomi, che manifesti la volontà di passare all'opera», ha detto in conclusione del suo intervento all'Assolombarda di Milano il presidente degli industriali Luigi Abete, al termine del quinto incontro preparatorio all'assise generale della Confindustria che si terrà il prossimo 10 dicembre a Parma. In quell'occasione sarà discusso una specie di "contropiano", diffuso ieri in un "libro bianco", che riassume la posizione degli industriali privati sulle cessioni di aziende statali. Davanti al "top" dell'imprenditoria pubblica e privata e del mondo finanziario Abete ha invocato che si passi dalla "fase zero", quella attuale del risanamento industriale, alla "fase uno", quella dello sviluppo, in cui la Confindustria sarà «inflessibile». Abete ha voluto subito sgombrare il campo da alcuni nodi: «Non è vero che l'accelerazione delle privatizzazioni crea problemi occupazionali, come viene affermato per ritardare il processo. Se le aziende sono ben gestite il problema sarà marginale, se non lo sono è bene che venga alla luce, e il costo in solidarietà sarà sicuramente minore rispetto ai vantaggi portati dalla rinnovata competitività». E sul difficile momento della Borsa in cui si collocano le vendite di società pubbliche: «Se c'è un problema sul mercato è proprio perché sono siate ritardate le cessioni». Ed ecco la ricetta per fermare il degrado finanziario: una politica diversa del salario e l'emissione di titoli pubblici collegati alle future privatizzazioni, che consentirebbero di liberare subito nuove risorse. A pochi metri da lui, i manager e i banchieri pubblici. Se i primi due facevano una difesa d'ufficio delle imprese statali, l'ultimo non sembrava invece sofferente della decisione di privatizzate la banca di cui è presidente, la Comit: «Per noi la vendita equivale all'opportunità di ricapitalizzarci e di crescere ai livelli delle concorrenti europee» Ben più duri invece il presidente dell'Iri Nobili e quello dell'Eni Cagliari. Quest'ultimo ha definito "partigiana" la relazione della Confindustria, mentre Nobili ha difeso i "boiardi" di Stato e ha invitato il governo a non «abdicare completa-mente da ogni forma di presenza pubblica dalla politica industriale». Ma veniamo dunque a questo libretto bianco: l'obiettivo delle privatizzazioni, secondo la Confindustria, deve essere quello di "smantellare la presenza pubblica nell'economia, per fare spazzo al mercato" Scendendo nel dettaglio, "per Ina e Assitalia, come per le grandi banche, si può avviare immediatamente il processo di collocamento sul mercato, scendendo sotto il 50%". Per le imprese manifatturiere si devono avere "procedure d'asta che abbiano ad oggetto la cessione del pacchetto di controllo. Allo Stato non compete la predeterminazione degli assetti futuri". Per le imprese di pubblica utilità si deve mantenere il controllo solo "nella parte dell'attività che presenti caratteristiche di indivisibilità o monopolio naturale, pur collocando quote sul mercato". Infine i beni immobili, dove, secondo la Confindustria, "si potrebbe ricavare un flusso consistente di entrate per lo Stato, per gli Enti di governo locale e per molli enti pubblici". Ed ecco il giudizio sul piano del governo, giudicato "apprezzabile nei contenuti generali", ma che "solleva perplessità in vari aspetti specifici", soprattutto perché è troppo ampio l'elenco dei settori considerali strategici, in cui si ritiene di mantenere una presenza dello Stato. Anche l'idea dell'Authority delle privatizzazioni non piace, perché "non sembra destinato a svolgere solo un ruolo di controllo del processo di dismissioni ma anche ad assumere il compilo di dettare disegni globali di programmazione dell'intero settore industriale"

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Aziende

Community, un 2008 da incorniciare

31 Dic , 2008  

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Community, un 2008 da incorniciare 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Un aumento del 20% sull'anno precedente e un fatturato a 3,5 milioni

Nel 2009 una serie di importanti progetti prenderanno piede nella società fondata e diretta da Auro Palomba, che ha raggiunto un fatturato record collocandosi stabilmente ai primi posti nel settore. I risultati economici del 2008 rappresentano un ulteriore distacco dai 3 milioni di fatturato segnati nel 2007, già in forte miglioramento rispetto all'esercizio 2006, concluso con 2 milioni. Numeri messi a segno grazie all'attività di advisoring in alcune delle più rilevanti operazioni finanziarie in Italia ed Europa per clienti del calibro di Luis Vuitton, Generali e Goldman Sachs, senza dimenticare le radici a Nordest, terra d'elezione nella quale Community ha seguito casi di successo come Nice, Lotto Coin e Safilo.

Per seguire questa crescita con un'adeguata organizzazione della struttura, oggi formata da 25 persone, Palomba e gli altri soci di Community hanno deciso di nominare Managing Partner Roberto Patriarca, per la sede di Milano, e Giuliano Pasini per la sede di Treviso. «I risultati registrati in un anno particolare come è stato il 2008 mi rendono particolarmente soddisfatto», ha dichiarato Palomba. Stiamo vagliando l'apertura di due sedi a Londra e Bologna che rappresentano un ulteriore passo in avanti per essere più vicini, anche geograficamente, ai nostri clienti italiani e internazionali e soddisfare sempre meglio le loro richieste». Lo sviluppo, inoltre, ha portato Community a inaugurare nuovi e più ampi uffici a Milano e alla nuova divisione.
Nel 2009 partirà inoltre la divisione Media & Research dedicata alle nuove forme di comunicazione e alle ricerche si aggiunge Community Formazione, dedicata alla formazione alla comunicazione che nel 2009 ha già in programma di due corsi organizzati assieme a Formazione Unindustria Treviso. «I clienti hanno premiato la bontà del lavoro svolto e testimoniano la volontà delle imprese di non smettere di investire nei momenti di difficoltà».

FONTE: Il Mattino

AUTORE: Enrico Lorenzo Tidona

Professionisti,Società

Auro Palomba: “La Borsa senza primavera”

12 Apr , 1992  

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Auro Palomba: “La Borsa senza primavera” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Si riapre la partita sull'azionariato Ambroveneto, l'analisi di Auro Palomba

L'effetto lungo di Wall Street ha consentito a Piazza Affari di chiudere l'ultima settimana del ciclo di aprile appena al di sopra del minimo annuale. Gli operatori non se ne sono comunque rallegrati più di tanto, poiché il piccolo rialzo di venerdì ha tutta l'aria di essere unicamente un movimento tecnico su cui fare poco affidamento.

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