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Stefano De Capitani a “Formiche.net”: il commento del Presidente di Municipia S.p.A. sul Pnrr

2 Lug , 2021  

Stefano De Capitani

Transizione digitale ed ecologica, rivoluzione green, digitalizzazione dei Comuni e della Pubblica Amministrazione: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) è “una partita da giocare come se fosse la finale degli europei di calcio, con le migliore risorse in campo e facendo squadra”. Lo ha sottolineato il Presidente di Municipia S.p.A. Stefano De Capitani, intervistato lo scorso 24 giugno da “Formiche.net”: “Le città sono il cuore della ripresa nazionale sostenibile e inclusiva, stimolata anche dall’impatto che la pandemia Covid-19 ha avuto sulla società e l’economia. Adesso quindi è il momento di passare dalle parole ai fatti rendendo concreto il cambiamento”.
In quest’ottica il Pnrr rappresenta una grande opportunità: “Il problema fondamentale sarà spendere bene i fondi, snellendo i processi per evitare ritardi nell’esecuzione e duplicazioni di progetti a livello locale. Ecco perché è fondamentale anche avere delle figure di riferimento adeguate nell’ambito della digitalizzazione”. E i Comuni, che ricoprono un ruolo-chiave, non sono soli come ha ricordato nell’intervista il Presidente Stefano De Capitani parlando dell’importanza del partenariato pubblico-privato “che consente alle amministrazioni di limitare l’impatto sulla spesa pubblica senza assunzioni di rischi finanziari, considerato che sono a carico del privato, e di ridurre i tempi di realizzazione del progetto ottenendo anche una maggiore efficienza gestionale”.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza deve quindi “saper dare risposte concrete nell’immediato e al tempo stesso riuscire a guardare lontano, al di là dei prossimi cinque anni, gettando quindi le basi per un futuro diverso e migliore”. Tuttavia secondo il Presidente di Municipia S.p.A. servirebbe un maggior impegno sul tema delle piattaforme digitali “di cui finora si è discusso solo indirettamente”: soprattutto negli ultimi due anni “ci siamo resi conto di quanto siano necessarie l’interoperabilità tra sistemi informativi e l’integrazione di dati in tempo reale, favorendo la collaborazione e la comunicazione tra Enti, nel rispetto delle normative”.
Nella sanità così come per la mobilità, nella gestione dei rifiuti o per i servizi sociali è stato comprovato come l’utilizzo intelligente delle piattaforme permetta di progettare misure di intervento costruite su vere e non presunte platee di beneficiari: si tratta quindi di “un tema che va affrontato con strumenti giusti e tempi rapidi perché, come dimostrano gli ultimi dati Istat, la pandemia ha portato un aumento della povertà assoluta nel nostro Paese con più di 2 milioni di famiglie coinvolte. E dietro questi numeri ci sono persone”. In questo quadro Municipia S.p.A., leader in progetti per smart city e trasformazione digitale delle città di ogni dimensione, è in prima linea come partner strategico dei Comuni. “La leva dei co-investimenti privati va sfruttata e, grazie al Pnrr, questa diventa una opportunità per mettere a fattore comune le esigenze dei territori, progettando soluzioni integrate tra loro”, ha spiegato il Presidente Stefano De Capitani: “È questa la strada giusta per attrarre gli investimenti che finanziano lo sviluppo sostenibile energetico, ambientale, sociale del nostro Paese”.

Per avere maggiori informazioni:
https://formiche.net/2021/06/pnrr-municipia-digitalizzazione-transizione-digitale/

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Il valore dei dati: il focus di Pompeo Pontone sul ruolo dei “Big Data” oggi

21 Giu , 2021  

La pandemia non ha bloccato gli investimenti nel settore dell’analisi dei dati. È il segnale che emerge da uno studio realizzato dall’Osservatorio Big Data e Business Analytics (Politecnico di Milano), che ha rilevato come una PMI su due ha investito nell’analisi dei dati durante il 2020. Nello specifico, in seguito all’emergenza pandemica, appena l’8% delle aziende ha fermato gli investimenti già programmati. Ma non solo: lo studio sottolinea inoltre come il Covid-19 abbia incrementato la consapevolezza sull’importanza dei “Big Data” nel contesto aziendale, con un 22% di PMI che definiscono ‘positivo’ l’impatto della pandemia nella valorizzazione dei dati.
“L’importanza dell’elaborazione e analisi dei cosiddetti ‘Big Data’ a fini di ottimizzare i processi produttivi aziendali è sempre stata riconosciuta da molto tempo dagli addetti ai lavori”, segnala Pompeo Pontone, Investor e Investment Specialist esperto in Finanza Quantitativa, Derivati Finanziari e applicazione di tecniche di Data Science alle Tecnologie Finanziarie. Intervenuto sul tema, il professionista ha evidenziato come il Machine Learning e l’Intelligenza Artificiale non siano da considerare dei fenomeni recenti, nonostante la crescita registrata nel 2020 e nonostante siano sempre più numerose le aziende in Italia che utilizzano il potenziale dei “Big Data”. “Gli algoritmi alla base dei processi di Machine Learning e Intelligenza Artificiale non sono affatto di nuova invenzione”, segnala in merito l’esperto: al contrario, “di per sé possono essere anche considerati di livello di sofisticazione ‘medio-basso’ da un punto di vista statistico-matematico”. Tuttavia, prosegue Pompeo Pontone nell’intervento, l’evoluzione generata da un “sempre maggior utilizzo delle nuove tecnologie digitali, il consolidamento della ‘digital economy’ e la crescente interazione tra mondo digitale e mondo reale ha incrementato esponenzialmente l’efficacia, l’efficienza e la velocità di raccolta di dati, con conseguenti ovvi benefici nella capacità di analisi degli stessi”.
Ma in che modo, per le aziende, valorizzare l’analisi dei dati e trarne benefici in ottica business? Se da un lato gli investimenti continuano ad apportare un contributo notevole in tal senso, dall’altro rimane centrale la necessità di figure professionali in grado di raccogliere, analizzare e impiegare la quantità e la qualità dei dati. “La figura del ‘Data Scientist’ ha ormai assunto un ruolo centrale nelle aziende”, sottolinea Pompeo Pontone: queste ultime, aggiunge, “non possono più privarsi dell’indispensabile contributo del Dipartimento Analisi Dati, guidato dalla sempre più ricercata figura professionale del Chief Data Officer”.

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Alessandro Benetton: l’Overview Effect è fondamentale per diventare un imprenditore di successo

16 Giu , 2021  

Alessandro Benetton

Avere una visione ampia, che possa comprendere l’insieme e non si soffermi solo sul proprio settore o sulla propria azienda ma sia in grado di spaziare: è questa la chiave per diventare un imprenditore di successo.
Alessandro Benetton, alla guida di 21 Invest, ha di recente dedicato a questo argomento un video della sua rubrica social #UnCaffèConAlessandro: l’Overview Effect, scaturito dalle prime esperienze dell’uomo nello spazio, è un fenomeno da tenere bene a mente secondo l’imprenditore.
Il video, ripreso anche sulle pagine online di “FruitBookMagazine”, parte da una foto del 1972, un’immagine che fu immortalata dall’equipaggio di Apollo 17. Per la prima volta infatti il mondo poté guardare la Terra dallo spazio, percependo il Pianeta non più come un’entità potente ed enorme, ma come qualcosa di isolato, piccolo e fragile.
“Vedere il nostro Pianeta da quel punto di vista faceva sparire i confini delle nazioni e rendeva chiara la necessità di creare una società planetaria che lavorasse unita”, spiega Alessandro Benetton. Da questa esperienza dell’Overview Effect nacquero nuove linee di pensiero, come ad esempio il movimento ambientalista che tutt’oggi viene portato avanti.
Applicando questo concetto al mondo imprenditoriale, è evidente come diventi fondamentale comprendere che ogni azienda si muove in un contesto economico e sociale molto più ampio, che va conosciuto e protetto.
Alessandro Benetton cita quindi il caso Carton Pack, azienda leader in Italia nel settore del packaging di frutta e verdura. 21 Invest ne è il principale stakeholder. Carton Pack ha avviato con Plastic Bank un progetto per il recupero e il riciclo della plastica prelevata nell’ambiente: si tratta di un esempio importante per comprendere come fare impresa al giorno d’oggi “non vuol dire solo creare nuovo valore, ma condividerlo con tutto il territorio”.

Per visualizzare il video completo:
https://www.fruitbookmagazine.it/overview-effect-e-il-caso-plastic-bank-il-video-di-alessandro-benetton/

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Massimo Rizza premiato con la medaglia dal Collegio dei Ragionieri di Milano e Lodi

10 Giu , 2021  

Massimo Rizza medaglia

Massimo Rizza è stato tra i protagonisti sia del Collegio dei Ragionieri che dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano. Subito dopo gli studi come ragioniere, negli anni ’80 fonda lo Studio Rizza, che oggi guida insieme al fratello. Parallelamente al conseguimento della laurea in Scienze Economiche, il commercialista inizia un percorso che lo porterà ai vertici dell’Ordine di Milano. Inizialmente, come delegato di Milano, entra a far parte sia della Cassa dei Ragionieri che del Consiglio della Fondazione dell’Ordine dei Commercialisti. Una scalata che prosegue nell’ODCEC di Milano: prima come membro del Consiglio e poi per un periodo anche come Segretario, con diverse importanti deleghe (dal Bilancio integrato ai finanziamenti). In uno degli ultimi incarichi per l’ODCEC, ha guidato nel 2018 il team della commissione dedicata all’analisi e alla classificazione dei Bilanci 2017 delle aziende non quotate con fatturati sotto i 100 milioni (Oscar del Bilancio, promosso da FERPI). Oggi è a capo dello Studio da lui fondato a Milano insieme al fratello e a un team di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati. Per il contributo apportato alla categoria tra il 2001 e il 2007, l’allora Collegio dei Ragionieri di Milano e Lodi (fusosi in seguito con l’Ordine) gli ha conferito una medaglia al merito. L’impegno di Massimo Rizza nel settore si riflette anche nel sociale: è stato promotore di diverse iniziative culturali, in particolare a sostegno dell’educazione dei minori (lui stesso ha frequentato un corso di clownterapia), ed ha collaborato con Pane Quotidiano, una ONLUS di Milano che offre cibo gratuito alle persone in difficoltà.

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Massimo Malvestio: la Coldiretti che fu, l’editoriale del 2005 per “Nordesteuropa”

25 Mag , 2021  

Massimo Malvestio

È stato ripreso nei giorni scorsi da “Venezie Post” l’editoriale “C’era una volta la Coldiretti” in cui Massimo Malvestio, avvocato ed editorialista, indagava le ragioni che hanno portato nel tempo quella che in Veneto era considerata una “forza monolitica” a indebolirsi progressivamente.
Nell’editoriale, scritto nel gennaio 2005 dopo la sconfitta dell’associazione nelle elezioni dei consorzi di bonifica, l’avvocato riprende dalla “Navicella”, la pubblicazione che contiene i curricula di tutti i parlamentari, la breve presentazione di un deputato trevigiano. “Coltivatore diretto. Padre di numerosa famiglia”: come fa notare Massimo Malvestio “fino agli anni ’80 un simile curriculum era più che sufficiente a garantire nel Veneto bianco una trionfale elezione alla Camera”. La Coldiretti all’epoca era infatti “la più potente, la più numerosa e la più disciplinata organizzazione collaterale alla Democrazia cristiana”: dai consorzi agrari alle casse rurali, dalle cooperative ai consorzi di bonifica fino all’assistenza tecnica in agricoltura “tutto passava per questo sindacato capillarmente diffuso”. E mentre “i coltivatori diretti votavano con una compattezza surreale”, l’organizzazione contraccambiava “negoziando continuamente nuovi benefici per i suoi iscritti”.
Massimo Malvestio ricorda inoltre che furono proprio i coltivatori diretti i primi lavoratori autonomi a cui è stata garantita l’assistenza malattia “a coronamento di una battaglia iniziata nel 1948 e conclusa trionfalmente nel 1954”. E che “se il Veneto è disseminato di case al di fuori di qualsiasi apparente logica urbanistica molto lo si deve alla legge, fortemente voluta dalla Coldiretti, per l’edificazione nelle zone rurali”: erano tempi quelli “in cui se la Coldiretti chiedeva si doveva dare ma erano anche tempi in cui chi poteva contare sull’appoggio di quella organizzazione comandava nella Dc e, nel Veneto, chi comandava nella Dc comandava su tutto, o quasi”.
Poi, come spiega l’avvocato Massimo Malvestio nell’editoriale per “Nordesteuropa”, “la crescente industrializzazione, una politica urbanistica che ha fatto capire a molti contadini che rendere edificabile il proprio terreno era assai più interessante che coltivarlo, il crollo della Dc e la nascita del sistema bipolare, la secolarizzazione e la difficoltà di mantenere un collegamento sostante con la Chiesa e con la sua dottrina sociale sono stati tutti eventi che hanno progressivamente indebolito quella forza monolitica”. Non solo: “A ciò si aggiunga la modifica statutaria che negli ultimi anni ha tolto ogni vera autonomia alle articolazioni territoriali ridotte a dipendenze dell’organizzazione nazionale”.
E si arriva così al gennaio 2005: “Lo spettacolo di questi giorni, con la Coldiretti che perde persino le elezioni dei consorzi di bonifica e che quando le vince non riesce a mantenere uniti i suoi rappresentanti, che segue la fine ingloriosa di molti consorzi agrari, è triste spettacolo per chi ricorda che cosa la Coldiretti ha significato nella storia recente di questa regione”. Nella lettura di Massimo Malvestio, si tratta di “un altro segno del Veneto che cambia”. Ma all’orizzonte non si intravedono “soggetti nuovi in grado di organizzare stabilmente il consenso così da essere, al tempo stesso, interlocutore e sostegno per chiunque voglia governare per una prospettiva che vada oltre la durata di uno spot televisivo”.

Per maggiori informazioni:
https://www.veneziepost.it/massimo-malvestio-malta-cera-una-volta-la-coldiretti/

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Andrea Prencipe, la diretta di “Good Morning Doers”: cosa significa insegnare innovazione

24 Mag , 2021  

Andrea Prencipe

Insegnare innovazione significa fornire una “specializzazione despecializzata: esiste come disciplina ma non può essere confinata a nessun ambito di riferimento in particolare, si può fare innovazione in qualsiasi area”: così si è espresso Andrea Prencipe, Rettore dell’Università LUISS Guido Carli e professore ordinario di Organizzazione e Innovazione. Durante la diretta di “Good Morning Doers” intitolata “Hogwarts of Innovation” (visibile sul canale Youtube di Rinascita Digitale), si è discusso del significato di “insegnare” innovazione, una disciplina sempre più poliedrica e sempre più importante per i nostri giovani.
Il valore dell’innovazione può spaziare dall’ambito economico-finanziario fino a quello sociale e individuale. “Servono skillset e mindset”, ha spiegato Andrea Prencipe. Le competenze sono fondamentali per poter agire, ma per generare nuovo valore è necessario il giusto atteggiamento mentale. “Siamo abituati a ragionare in modo routinario. Siamo esseri efficienti in questo senso, perché certi automatismi ci permettono di non pensare e risparmiare tempo e sforzi. L’innovazione invece è spesso e volentieri dirompente e richiede un atteggiamento non adattivo ma ricettivo per poter generare il cambiamento”.
In tal senso vanno studiati percorsi formativi che creino le giuste condizioni e abitudini mentali per poter agire in ottica innovativa, a prescindere dal settore o dal ruolo che ricopriamo. In questo contesto, le competenze digitali hanno ovviamente un peso importantissimo e sono essenziali già al giorno d’oggi. Al contempo però, è necessario esporre studenti e studentesse a percorsi che abbraccino le scienze umanistiche, in quanto queste “offrono l’opportunità di sviluppare un pensiero critico e differente dalle skill digitali”. L’arte e le scienze umanistiche creano flessibilità e libertà di pensiero, elementi che devono contaminare tutto il percorso formativo.
Rispecializzarsi e reinventarsi sono capacità fondamentali al giorno d’oggi, in ottica di Life Long Learning, soprattutto in un contesto in cui le aspettative di vita (e dunque gli anni dedicati al lavoro) sono molto alte.
La diretta video ha infine posto l’accento sul rapporto tra emozione ed innovazione: “L’innovazione ha anche una valenza emozionale”, ha commentato Andrea Prencipe, “lavora sulle emozioni delle persone, non per indurle o manipolarle ma per creare le condizioni affinché possiamo essere emozionalmente coinvolti nel contesto innovativo in cui agiamo.” Per avere successo in questi termini bisogna dare agli studenti la possibilità di confrontarsi sempre più col “diverso”, per essere in grado di agire anche davanti a una difficoltà o a una diversità. È importante saper “gestire l’alterità”, una skill che si coltiva anche grazie a percorsi di studio sempre più multiculturali e poliedrici.

Per visualizzare il video dell’intervento:
https://www.youtube.com/watch?v=uXH88VQgqeE

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La ristrutturazione è “un’occasione per ridisegnare la città”: il punto di vista di Raffaello Molina

21 Mag , 2021  

Raffaello Molina

Il tema delle ristrutturazioni deve essere visto da una prospettiva più ampia: Raffaello Molina, architetto ticinese e fondatore dello studio RM Buildings & Architecture, nell’intervista del 2014 rilasciata per il magazine “Welcome” ha espresso la propria visione rispetto al restauro degli edifici già esistenti sul territorio di Lugano e più in generale del Cantone Ticino. La ristrutturazione è un processo che richiede particolare attenzione: è necessario prendere in considerazione anche le aree e gli spazi esterni che rappresentano la cornice nella quale il nuovo edificio verrà integrato. È un pò come inquadrare il territorio con un obbiettivo fotografico con la possibilità di allargare o stringere l’immagine, lo stesso bisogna farlo quando si interviene sul territorio. Raffaello Molina individua quattro diversi livelli di ampiezza di progettazione architettonica e territoriale: l'”obiettivo forografico” largo, ovvero la progettazione del territorio del Ticino; l'”obiettivo fotografico medio” fa riferimento allo spazio pubblico urbano che oggi risulta essere datato e poco gradevole; l'”obiettivo fotografico stretto” riguarda invece la struttura privata o pubblica destinata al proprio mantenimento e infine l'”obiettivo fotografico” strettissimo è legato al modello di ristrutturazione volto a riportare l’edificio al suo stato originale. Secondo la visione di Raffaello Molina, il restauro ha il compito di mettere in risalto i dettagli: porta “alla luce ambienti, colori, spazi, emozioni del passato, quando nella storia si viveva, si respirava, si vedeva con determinate sensazioni e percezioni”. Per rinnovare le strutture già esistenti, gli architetti potrebbero incontrare diversi ostacoli quali il completamento dell’iter amministrativo e in alcuni casi il consenso e il parere da parte degli enti responsabili per la tutela del patrimonio artistico e architettonico. Come dichiara Raffaello Molina, la mancanza di terreni edificabili in zone privilegiate (con una buona esposizione o vista lago), i prezzi elevati e le aree nelle quali sono presenti costruzioni datate fanno sì che gli interventi di ristrutturazione siano sempre più richiesti nella zona del Cantone Ticino. Le richieste di restauro spaziano dalle ville storiche in riva al lago a interi edifici ubicati nelle zone urbane, in questi casi la ristrutturazione è volta a soddisfare le esigenze dei nuovi proprietari. Gli interventi di ristrutturazione quali la variazione delle dimensioni, il cambio d’uso e il rinnovamento dell’aspetto estetico mirano a migliorare e ottimizzare la struttura già esistente. Nel caso in cui l’edificio sia stato realizzato da oltre 10 anni, allora il nuovo progetto architettonico dovrà tenere conto anche del risparmio energetico e del rispetto ambientale, della necessità di organizzare gli spazi e dell’evoluzione del gusto estetico. Nell’ottica di Raffaello Molina, il restauro crea e aumenta la “qualità dell’abitare” ed è essenziale per “ridisegnare e ricostruire, in modo sostenibile e in un’ottica ambientale compatibile, parte del patrimonio edilizio del Cantone. Anziché prevedere il consumo di nuovo territorio, si dovrebbe rigenerare il patrimonio edilizio invecchiato, sia residenziale che produttivo, alberghiero o ex finanziario, come occasione per ridisegnare la città”.

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Elisabetta Ripa: l’intervento dell’AD di Open Fiber agli Stati Generali della Natalità

21 Mag , 2021  

Elisabetta Ripa

“Il nostro obiettivo è cablare l’Italia con una rete ultramoderna per accedere a nuovi servizi e migliorare qualità di vita di nuove e vecchie generazioni”: lo ha ricordato Elisabetta Ripa intervenendo lo scorso 14 maggio agli Stati Generali della Natalità in programma a Roma. Mai come oggi “il tema della natalità e della crescita demografica nel nostro Paese rappresenta sicuramente un punto di grande attenzione”. La tecnologia, il progresso e la digitalizzazione per l’AD di Open Fiber possono aiutare a invertire il trend demografico del Paese: “In questo momento ci sono innovazioni che provano a render la nostra vita più semplice. Nuove reti e fibra ottica non risolvono la natalità però magari ci aiutano per avere un miglior equilibrio tra vita privata e lavorativa, senza diventarne schiavi”.
Elisabetta Ripa ha sottolineato inoltre come siamo di fronte “ad una grande opportunità, quella della Next Generation EU e del Piano di Recovery Fund che si prefigge di costruire un’Italia migliore per le nuove generazioni”: in questo ambito “il progetto della fibra, dello sviluppo di una nuova rete di accesso interamente in fibra ottica, rappresenta uno dei pilastri più importanti per la digitalizzazione”.
Il piano di ripartenza prevede di connettere 30 milioni di abitazioni in Italia “con una nuova rete che ci consenta di accedere a nuovi servizi che possono migliorare la qualità della vita delle nuove generazioni ma anche delle vecchie”: necessario dunque è “accelerare il più possibile nella realizzazione dell’infrastruttura”. E “noi l’abbiamo fatto”: come ha spiegato Elisabetta Ripa, in quattro anni “siamo riusciti a raggiungere circa il 40% del Paese”. In quest’ottica il processo di sburocratizzazione acquisisce notevole rilevanza: “Per accelerare e completare tutta l’attività bisogna semplificare”.
Gli ambiti su cui costruire nuovi servizi sono quelli della digitalizzazione e della diffusione delle nuove tecnologie: l’obiettivo è anche far emergere “le eccellenze italiane, che vanno dal turismo, al mondo dell’alimentare e tutto quello che può essere realizzato con un’infrastruttura di nuova generazione”. L’auspicio dell’AD di Open Fiber Elisabetta Ripa è quindi riuscire a “migliorare la nostra vita, non solo in ambito privato ma anche in ambito professionale”: in questa direzione guarda Open Fiber.

Per maggiori informazioni:
https://www.ilgiornaleditalia.it/video/sostenibilita/251144/stati-generali-natalita-ripa-l-obiettivo-e-collegare-30-milioni-di-abitazioni-con-una-nuova-rete-per-accedere-a-nuovi-servizi.html

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Competenze Stato – Regioni, l’editoriale di Paola Severino sulla sentenza della Corte Costituzionale

29 Mar , 2021  

Paola Severino

La relazione tra competenze statali e competenze regionali in materia di emergenza pandemica è stata oggetto di una recente sentenza emanata dalla Corte Costituzionale italiana. Sul tema è intervenuta Paola Severino, Vice Presidente dell’Università Luiss Guido Carli e Professore di Diritto Penale presso lo stesso Ateneo, con un editoriale pubblicato il 15 marzo su “La Stampa”. Al centro della riflessione la professoressa pone la rilevanza del fatto che, a maggior ragione in una situazione di emergenza come quella attuale, spetti allo Stato l’introduzione di interventi finalizzati a fronteggiare la pandemia.

“Le guerre globali si combattono con mezzi globali”, scrive nell’editoriale, illustrando come la Corte Costituzionale abbia valutato che “non spetta al legislatore regionale introdurre un meccanismo di contrasto alla epidemia che diverga da quello predisposto dallo Stato, vuoi se si tratti di alleggerire i meccanismi di prevenzione del contagio, vuoi se si tratti di renderli più stringenti”. Gli Stati sono dunque “i soli a dover selezionare gli interventi idonei a contrastare una malattia che non solo travalica i confini delle Regioni ma anche quelli delle singole Nazioni”. Avverte Paola Severino, però, che tale distinzione di competenze non significa che la legislazione nazionale non debba e non possa tenere conto di fattori che differenziano i territori regionali, come ad esempio densità abitativa, distribuzione demografica o tipologie di attività lavorative ed economiche. Anzi, specifica, vuol dire che “è solo l’autorità governativa centrale a dover conciliare la considerazione di queste diversità con la necessità di creare una barriera di protezione che tenga conto della distribuzione globale della malattia”.

La professoressa, già ex Ministro della Giustizia nel Governo Monti, prosegue sottolineando come la materia delle relazioni tra competenze statali e regionali sia stata affrontata anche in altri Stati durante l’emergenza pandemica. In Germania, infatti, “Angela Merkel ha dovuto contendere ai Lander il diritto a misure omogenee per l’intero territorio tedesco, così come negli Stati Uniti non è stato semplice definire una regolamentazione federale degli interventi di contenimento, a fronte della diversità di vedute dei singoli Stati”. Oggi, aggiunge, la sentenza della Corte Costituzionale stabilisce definitivamente che è il Governo centrale a dover decidere interventi di riduzione o aggravamento delle misure restrittive, poiché la materia “ricade sulla capacità di trasmissione dell’epidemia oltre le frontiere nazionali e coinvolge profili di collaborazione e confronto tra Stati”.

L’intervento di Paola Severino approfondisce ulteriormente la questione aggiungendo che, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, i meccanismi di contrasto all’epidemia ricadono sul legislatore nazionale nel suo “ambito di competenza legislativa esclusiva, a titolo di «profilassi internazionale», che comprende “ogni misura atta a contrastare o prevenire una epidemia sanitaria di dimensioni mondiali”. L’auspicio, conclude la Vice Presidente della Luiss, è che la sentenza ponga fine alla lunga contesa dibattuta tra Stato e Regioni: “Un rapporto non sempre del tutto chiarito all’interno del Titolo V della Costituzione”, scrive, “ma che non può lasciare spazio ad egoismi o protagonismi, non può far dimenticare la dimensione nazionale e globale della pandemia, non può trascurare il necessario equilibrio tra poteri dello Stato quando è in gioco la stessa sopravvivenza di un numero rilevantissimo di cittadini”.

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Solidarietà in tempi di Covid-19, Gianni Lettieri: “Bisogna fare la propria parte”

10 Gen , 2021  

Gianni Lettieri

L’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica hanno avuto il risultato di peggiorare le condizioni dei più bisognosi. Secondo l’ultimo Rapporto della Caritas, su 450mila persone assistite, un terzo rientra nei cosiddetti “nuovi poveri” causati dal Covid-19. Durante le ultime festività le immagini delle lunghe file davanti alle mense hanno riempito TV e giornali. Il quadro peggiora se si sposta lo sguardo sulle regioni del Sud. Gianni Lettieri, Presidente di Atitech, conosce bene le difficoltà storiche della sua città di origine, Napoli. Difficoltà rese ancora più evidenti dagli effetti della pandemia: “In un momento storico come quello che stiamo vivendo penso che ognuno dovrebbe fare ciò che può, nel proprio piccolo o con maggiori mezzi. Ogni persona dovrebbe avere un pensiero per gli altri”. Su questa linea di pensiero, durante il periodo natalizio, Gianni Lettieri ha dato l’esempio. Dal 21 dicembre fino al 6 gennaio, l’azienda di Capodichino ha messo a disposizione la propria mensa per 50 famiglie disagiate provenienti dai quartieri di Secondigliano, San Pietro a Patierno e Rione Sanità. Un’iniziativa solidale che ha prodotto e consegnato gratuitamente 150 pasti caldi al giorno, grazie anche al supporto dei cuochi di Fratelli La Bufala, dell’associazione Larsec (Laboratorio di riscossa secondiglianese) e dei suoi volontari. La prima di una serie di proposte in ambito benefico che caratterizzeranno l’operato di Atitech nei prossimi mesi.

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Top Italian Women Scientists, lettera a Draghi sul ruolo delle donne: Susanna Esposito tra le firmatarie

2 Mar , 2021  

Susanna Esposito

Anche nel mondo della scienza c’è bisogno che il ruolo delle donne venga riconosciuto e soprattutto rafforzato. È l’appello rivolto al Primo Ministro Mario Draghi da parte delle scienziate del Top Italian Women Scientists. Il Club, promosso dalla Fondazione Onda, ha inviato al neo Presidente del Consiglio una lettera con una serie di proposte, consegnata lo scorso 11 febbraio in occasione della Giornata internazionale dedicata alle donne e alle ragazze della scienza. Tra le firmatarie anche Susanna Esposito, infettivologa di fama internazionale e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma, già autrice di diversi appelli sull’emergenza sanitaria lanciati al precedente Governo. L’obiettivo del documento creato dal TIWS, che raccoglie le scienziate italiane maggiormente distintesi per l’impatto nel loro settore, è promuovere alcune azioni specifiche, con l’aiuto delle Istituzioni, al fine di valorizzare le competenze femminili del Paese. Si va dall’implementazione, guidata da un gruppo di ricercatrici in campo biomedico, di programmi scientifici e sanitari in tema Covid-19, allo sviluppo di iniziative di promozione delle figure femminili per annullare il gender gap nell’universo scientifico. Di primaria importanza anche il contributo delle donne per una campagna informativa sui vaccini che eviti gli errori finora compiuti. “Come gruppo di scienziate con conoscenze multidisciplinari in campo biomedico – si legge nel testo – saremmo onorate se Lei potesse valutare la nostra proposta coinvolgendoci come parte integrante di indirizzi, che potrebbero essere spesso migliori se soltanto l’ascolto fosse indirizzato a una pluralità, che sfortunatamente vede le competenze femminili sotto stimate”. Tra le firme, oltre a quella di Susanna Esposito, anche quelle del Board TIWS al completo e di Francesca Merzagora, Presidente della Fondazione Onda.

Per maggiori informazioni:

https://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=92446

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AIA-AUA, Claudio Bertini docente al corso di formazione di FAST Ambiente Academy

31 Ago , 2020  

Claudio Bertini, Responsabile all’interno del Cae – Centro Assistenza Ecologica di Ancona, è stato chiamato il mese scorso in qualità di formatore al convegno “AIA-AUA delle attività produttive“, una due giorni online di aggiornamento professionale promossa da Fast Ambiente Academy. Obiettivo del seminario la diffusione delle novità riguardanti sia l’AIA (Autorizzazione Integrale Ambientale) che l’AUA (Autorizzazione Unica Ambientale). Novità che, oltre a riguardare le norme e tutti gli aspetti tecnici e di controllo, si inseriscono in quello che è il contesto dell’attuale emergenza sanitaria causata dal Covid-19. La Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche ha proposto due moduli. Il primo relativo all’inquadramento normativo nazionale e regionale in materia di AIA, il processo di revisione dei Brefs e l’applicazione delle BAT. Nel secondo modulo sono state affrontate le recenti disposizioni riguardanti l’AUA e le modalità di presentazione dell’istanza nella Regione Lombardia. Claudio Bertini, consulente del settore e già docente formatore per corsi di gestione e legislazione ambientale, è intervenuto portando l’analisi di alcuni casi studio di aziende marchigiane che hanno dovuto adeguarsi ai nuovi indirizzi applicativi.