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Alessandro Benetton: “Con 21 Partners un ritorno del 20% all’anno”

2 Ott , 2010  

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Alessandro Benetton: “Con 21 Partners un ritorno del 20% all’anno” 5.00/5 (100.00%) 2 votes

Piena attività private equity di Alessandro Benetton

Dalle multisale (The Space Cinema) al caffè (Ethical coffee company), passando per le micro-vetture (Ligier) e i fiori (Interflora). Detta in numeri aggregati, le 32 società in portafoglio al gruppo 21 Partners, rappresentano un fatturato di 3,7 miliardi di euro, un margine operativo lordo di 357 milioni di euro, danno lavoro a oltre 3 mila dipendenti e sono presenti in 70 paesi. E il gruppo internazionale di private equity fondato nel '92 da Alessandro Benetton ha garantito un ritorno di due volte e mezzo sui fondi investiti. Ossia un guadagno stimato attorno al 20% l'anno per i sottoscrittori dei fondi (che sono grandi investitori istituzionali). «Nulla di magico – commenta Alessandro Benetton – semplicemente l'esito di una logica industriale applicata alla finanza. Abbiamo avuto sempre in mente una visione di medio-lungo periodo, una progettualità che è stata rete di garanzia e protezione verso la crisi. Non essere stati spregiudicati e aggressivi in termini di leva finanziaria, oggi ci assicura le migliori performances della nostra storia e la salute delle aziende partecipate».

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L’intervista di Auro Palomba a Luciano Benetton

1 Dic , 1992  

Auro Palomba


«Dica la verità, lo rifarebbe?». Luciano Benetton alza gli occhi verso l'interlocutore. Poi lo sguardo vaga per un attimo nel vuoto, come per cercare dentro di sé una risposta definitiva: «Sì, lo rifarei, mi ricandiderei al Senato. Anzi mi auguro che ci siano sempre più persone al di fuori della politica che possano e vogliano dare il proprio contributo, persone meno impegnate di me che abbiano più tempo da perdere, perché se ne perde mollo. Bisogna però avere fiducia nel sistema, perché è an-che colpa dell'imprenditoria che negli anni 60 si è disinteressata della politica se siamo giunti a questa situazione». La domanda giunge al termine di un'intervista in cui si è dipinto uno scenario dell'Italia non certo incoraggiante, in cui politica e economia si sono continuamente intrecciate, e non poteva essere altrimenti, visto che Benetton, alla lesta di un gruppo che fattura oltre 2.500 miliardi, dallo scorso 5 aprile siede sui banchi di Palazzo Madama, detto nelle liste repubblicane. Leggendo le cronache di questi giorni ci si chiede sempre più se queste privatizzazioni si faranno. Cosa ne dice?

«C'è in realtà l'impressione che esista una parte del governo, di cui non si capisce la consistenza ma che è certamente forte, che non vuole le privatizzazioni, che ha paura di perdere le funzioni dirigenziali, perché poi dietro a lutto c'è proprio questo. Ma non è molto ragionevole pensare che si possa fare a meno di privatizzare. Mi sembrano tutte delle scuse, soprattutto quando si dice che non si deve privatizzare per non svendere agli stranieri, mentre secondo me, soprattutto nel caso dei servizi, si avrebbero spesso dei vantaggi. Le faccio un esempio: telefonare dalla Danimarca all'Italia costa 1.61 Euro per tre minuti. Dall'Italia alla Danimarca 2.53 Euro. Solo Grecia e Spagna ci sopravanzano nelle tariffe, ed evito il confronto con gli Stati Uniti. Ecco, se arrivasse, per esempio, un danese nei telefoni, non potrei che essere contento. E credo che il discorso si potrebbe estendere all'Alitalia e così via. Da noi, a causa del monopolio, non si sono ancora sprigionate le caratteristiche migliori».

Gli altri spauracchi agitati contro le privatizzazioni sono la disoccupazione e la paura che a causa della Borsa in fase negativa si svendano le aziende.

«Non sono spaventato, perché è un passaggio obbligato per essere competitivi, bisogna sburocratizzare. Le farò un altro esempio: dicono che alla Banca di Roma ci sono 1.800 delegati sindacali, di cui 570 non mettono piede in azienda, gli altri rendono circa il 40%. Non è possibile, non esiste negli altri Paesi. Anche quello che è successo ai Monopoli di Stato è perfettamente in linea. Dietro a queste persone vi sono i cosiddetti boiardi di Stato. Al Senato i dipendenti dei Monopoli hanno occupato tutto lo spazio dedicato al pubblico. Bisogna ridurre i costi, e per farlo si deve anche ridurre l'organico. Queste persone saranno reintegrate in altri posti di lavoro. ' In realtà lo spettro della disoccupazione è agitato per fare compassione. Bisognerebbe invece dire che è una vergogna che queste aziende vadano avanti con personale in sovrabbondanza».

Come vive il dibattito sulle privatizzazioni da senatore

«In Aula si ha la netta sensazione che tutto venga deciso altrove. E c'è anche la convinzione che in questo momento vi sia un forte legame Dc-Psi».

Voi siete interessati a qualche azienda dello Stato?

«No. In questo momento si trovano opportunità interessanti anche nel privato. e ci stiamo guardando intorno». noi esportiamo circa il 65% del prodotto, quindi c'è andata bene. Per fortuna non abbiamo neanche tanti debiti, e quindi i tassi alti non ci pesano molto. Essendo all'estero poi ci finanziamo anche presso altri sistemi bancari. Come immagine del Paese ovviamente ii discorso è opposto. Svalutando si perdono punti in credibilità. È stato un colpo abbastanza evidente. Ma è solo la conseguenza dello stato di salute del Paese, dove non esiste l'ordine pubblico e di privatizzazioni finora si è solo parlato».

E tutto questo pesa sul Made in Italy

«Il Made in Italy è strettamente legato all'immagine del Paese. Non siamo più di moda, per i turisti, per l'abbigliamento, per tutto. Anche i costi sono legati all'immagine. Perché tutto quanto abbiamo detto finora, dalla mafia al governo, comporta dei costi superiori. L'Italia, da sempre un Paese turistico, ha costi di alberghi, ristoranti eccetera superiori a tutto il resto del mondo, fatta eccezione forse per il Giappone. Se dall'estero rinunciano a venire qui, poi si parla anche male dell'Italia».

Siamo alla fine dell'anno. Nella situazione appena descritta, come è andato per la Benetton?

«Bene, dovremmo avere un incremento del 10% del fatturato e qualcosa di più per gli utili. Nonostante si sia fatta una politica di prezzi contenuti. Nel nostro bilancio entrano però in modo determinante le royalties sui prodotti, che hanno un valore aggiunto determinante».

Lei, la sua azienda, siete stati sempre attivi nel campo dell'immagine. Se avesse una ricetta magica per rendere nuovamente l'Italia vendibile all'estero, cosa farebbe?

«Migliorare l'immagine del Paese. Solo così si attraggono i capitali dall'estero. Si deve dunque migliorare l'immagine politica, dare stabilità economica, fare le privatizzazioni. Far vedere che c un Paese libero, dove non ci sono trucchi. In Italia esistono ancora i monopoli, e questo è visto con sospetto all'estero. Il discorso vale anche per i sindacati. Bisogna far tornare la fiducia in questo Paese, combattere, e per farlo si deve avere molto coraggio».

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

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Alessandro Benetton: “Il Veneto non si è mai arreso”

25 Apr , 2012  

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Alessandro Benetton: vedo un mondo che ha ancora voglia di lottare, e spero, di stupire

A guardarlo al posto del "sior Luciano", della sua figura imponente e di quella capigliatura ribelle che ha fatto epoca, sembra un uccello caduto dal nido. Esile, quasi timido, Alessandro Benetton, in maglione e camicia sbottonata al collo, ha l'aria di uno studente di campo anglosassone.

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Auro Palomba: “La Borsa senza primavera”

12 Apr , 1992  

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Si riapre la partita sull'azionariato Ambroveneto, l'analisi di Auro Palomba

L'effetto lungo di Wall Street ha consentito a Piazza Affari di chiudere l'ultima settimana del ciclo di aprile appena al di sopra del minimo annuale. Gli operatori non se ne sono comunque rallegrati più di tanto, poiché il piccolo rialzo di venerdì ha tutta l'aria di essere unicamente un movimento tecnico su cui fare poco affidamento.

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L’arrivo di Alessandro Benetton per dare nuovi colori al Gruppo

8 Mag , 2012  

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Cambio ai vertici del Gruppo di Ponzano Veneto. Arriva Alessandro Benetton, ora presidente

Abbandonare la Borsa di Milano per restituire alla famiglia il controllo dell'azienda e investire affinché recuperi oggi il successo dei vecchi tempi: sono gli obiettivi che si è prefissato il nuovo presidente esecutivo di Benetton Group. Eletto all'unanimità in un'assemblea generale il 24 aprile scorso a Ponzano Veneto, nel nord-est d'Italia, Alessandro Benetton, 48 anni, succede al padre Luciano Benetton, fondatore dell'azienda creatrice dei famosi capi colorati, che a 77 anni si ritira passando a ricoprire semplice ruolo nel consiglio d'amministrazione. "Con questi due obiettivi di continuità e innovazione vogliamo concentrare tutte le forze sulla nostra presenza a livello mondiale, sulla nostra preziosa rete di partner commerciali e industriali, sulla fama e sulla reputazione globale dei nostri marchi e sulla nostra moda colorata che offre qualità e stile al miglior prezzo".

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Alessandro Benetton inaugura nuovo punto vendita di Pittarosso

26 Mar , 2013  

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Alessandro Benetton presenzia all'inaugurazione della struttura e fa riferimento alla riorganizzazione di United Colors

È un matrimonio che sta andando alla grande, quello tra Pittarello e Alessandro Benetton, con risultati come il fatturato 2012 a 150 milioni di euro (+29%), utile a 16 (+54%), oltre a più di 400 assunzioni e altri 20 punti vendita in apertura nel Centro e Sud Italia. Pittarello, storico marchio veneto del commercio delle calzature, diventato "Pittarello Rosso" dopo l'acquisizione da parte di "21 Investimenti" della famiglia Benetton (da allora il fatturato è raddoppiato), ha inaugurato ieri nuove sede e magazzino a Legnaro (da 18mila a 25mila metri quadrati la nuova struttura logistica e tremila metri quadrati in più anche per gli uffici).

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Alessandro Benetton: “Il colore è metafora della diversità”

1 Feb , 2013  

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Dal 2012 alla guida dell'azienda di famiglia, Alessandro Benetton invita il pubblico a partecipare alla campagna contro la discriminazione

Alessandro Benetton è venuto a Parigi per tendere personalmente, nel megastore del marchio che porta e suo nome, la nuova campagna primavera/estate 2014. Non si tratte solo di pubblicità, ma di un nuovo nodo per entrare in contatto e interagire con il pubblico, visto che Benetton questa volta non sta solo proponendo idee e concetti ma sta anche chiedendo ai propri consumatori di partecipare attivamente. La diversità di colori è sempre stata al centro della comunicazione e delle attività più impegnate del marchio, ma questa volta è il cuore di tutta l'idea. Da un lato giovani con molto stile, storie personali forti e attenzione al sociale, indossano i capi della stagiona nelle immagini pubblicitarie. Per rafforzare il messaggio antidiscriminatori, insieme alle immagini degli attori Kiera Chaplin e Dudley O'Shaughnessy, e i modelli Alek Wek, Lea T e Mario Galla, tra gli altri, compare anche e nome della Fondazione Unhate, che aveva lanciato una provocatoria campagna, facendo baciare, In foto, personaggi che rappresentano ideologie contrastanti o addirittura nemiche. L'Idea classica di unire attraverso la differenza, rappresentata dal colore, è anche alla base dell'ambizioso progetto di un social network nel sito di United Colors of Benetton. Appoggiandosi ai mezzi già sperimentati dei social network, il marchio invita I consumatori ad esprimersi e condividere attraverso il colore, caricando o collegando idee ed immagini.

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Alessandro Benetton: “Vi racconto la mia storia”

20 Apr , 2013  

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Dalla Vespa a Deborah, "Sono Alessandro Benetton, vi racconto la mia storia"

Alessandro Benetton dice che per questo libro ha aperto la sua casa, è andato: "a frugare nei cassetti e negli armadi, tra i vecchi album di famiglia e nei diari di scuola", nel passato e nel presente. Messa così: "AB – A Playlife Story" (Mondadori Electa, testi di Paola Pollo, giornalista di moda del Corriere della Sera) non poteva che essere una storia veneta. Eccome se lo è l'intervista fotografica di cui Alessandro Benetton, presidente del gruppo industriale di Ponzano Veneto, si racconta fin da quel lunedì 2 marzo 1964 in cui a Treviso nacque sotto l'influsso dei Pesci, "segno d'acqua a doppio, uno sguardo a nord e uno a sud: non ci sarà direzione dove non potrà nuotare".

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Alessandro Benetton, la stoffa in eredità

18 Lug , 2013  

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Tendente golden boy, Alessandro Benetton, figlio di Luciano Benetton e a capo del gruppo di famiglia da un anno, rinnova con la tradizione di casa: le pubblicità scioccanti

L'uomo ha la dolcezza di un pastello. Sguardo blu laguna, jeans délavé, capelli vaporosi come zucchero filato, la voce roca quasi impercettibile: Alessandro Benetton, 49 anni, che da un anno ha preso il posto di suo padre, Luciano, a capo della Benetton, ha qualcosa di simile ad un arcangelo sceso da un affresco di Villa Minelli a Ponzano Veneto (Treviso), sontuosa dimora pre-palladiana del XVI secolo restaurata dai Benetton che ne hanno fatto il quartiere generale del gruppo. Ha assunto le sue nuove funzioni con la calma del bobo newyorkese, cosa che in effetti è stato ai tempi in cui lavorava presso Goldman Sachs, quando andava in ufficio in bicicletta, mangiava hamburger in Central Park e beveva acqua naturale.

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Compleanno vintage per i “50” di Alessandro Benetton

28 Nov , 2014  

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Domani a Villa dei Reali di Casier Alessandro Benetton festeggerà con il ghota della finanza e del bel mondo

La catenella, l'autoscontro e il baracchino dei pesci rossi. Per tavoli e sedie, il trionfo della formica. E l'amarcord è servito. Sarà un party molto Sixties ad accogliere sabato a Villa de Reali di Casier il gotha della finanza e dello sport italiano per il compleanno più esclusivo dell'inverno. La boa dei cinquanta cala inesorabilmente sul sorriso più charmant dell'imprenditoria italiana? E allora bisogna sdrammatizzare. Magari in stile vintage. Così Alessandro Benetton, messa da parte per un momento la riservatezza, punta sulla villa ottocentesca immersa nella campagna trevigiana di proprietà della contessa Guarantina Guarenti di Canossa e sceglie di concedersi un esclusivo saturday night di divertimento con amici e famiglia che sa un po' di Luna Park.

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Alessandro Benetton: “Io il Renzi delle imprese, ho stravolto il sistema”

9 Mag , 2014  

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Alessandro Benetton è passato al comando breve negli anni più burrascosi dell'azienda, il rinnovamento del modello e il ritorno a 21 Investimenti. "Ma il mio futuro l'ho deciso io"

Splende il sole su villa Minelli nel giorno che segna la rivoluzione del gruppo di Ponzano. Alessandro Benetton, in splendida forma dicono, attende l'assemblea che determinerà il suo abbandono della nave e metterà il punto a una presidenza a tempo determinato (la sua nomina risale a appena due anni fa, il 24 aprile del 2012 in successione del padre Luciano Benetton), incastonata in una crisi che ha acuito la necessità di cambiamento. Una sfida che il secondogenito di Luciano ha affrontato come è solito affrontare tutte le sfide con la sua creatura di 21 Investimenti, da cui torna da presidente operativo ma da cui in fondo non si è mai allontanato. Un approccio imprenditoriale di chi seleziona aziende, le stravolge con uno stile di rottura, per farle crescere a livello internazionale. Lui nell'economia, come Renzi nella politica, "il Renzi delle imprese": il leader che stravolge il sistema senza fare conti con il consenso, prendendosi la responsabilità di scelte e rischi davanti a un processo di cambiamento radicale che ora appare irreversibili: nel giorno dell'addio alla presidenza, Alessandro Benetton esce con la convinzione che, comunque vada, data la necessità di svolta a Ponzano non si torna più indietro.

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