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Auro Palomba: “Borsa, scambi al lumicino”

11 Lug , 1991  

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«La Borsa è chiusa». Il presidente del comitato direttivo degli agenti di cambio, Attilio Ventura, appare sconsolato. Sono passate da qualche minuto le 13, e la seduta anche oggi (ieri ndr) è già finita. Il livello degli scambi è modestissimo, mentre i prezzi continuano a scendere. «Se continua così – dice – non c'è più niente da fare, è come se la Borsa fosse chiusa. Se facessimo un confronto, il livello di controvalore di questi giorni equivarrebbe a 10 miliardi di scambi all'inizio degli anni '80. Ci vorrebbe qualcosa che dia una scossa, ma qui in giro di elettricisti non se ne vedono». Ventura lamenta l'assenza dei grandi gruppi in questo periodo dal mercato, e punta il dito sulla classe politica. Tutti a Piazza Affari sostengono che l'uscita" del presidente del Consiglio Giulio Andreotti sulla rivalutazione obbligatoria del cespiti immobiliari ha rotto un giocattolo che invece poteva durare per tutta l'estate. Non è tanto la tassa in sé a spaventare, quanto piuttosto l'incertezza che viene trasmessa dai nostri politici al mercato azionario. Il presidente del mercato Ristretto Leonida Gaudenzi fa partire l'analisi addirittura dall'introduzione della tassa sulle plusvalenze azionarie. «Da quel momento – dice – è come se il mercato fosse morto. Gli scambi sono scesi di almeno un terzo. Così non si va avanti». Per il presidente dimissionario dell'ordine milanese Carlo Pastorino, sono invece altre le preoccupazioni, e riguardano ì regolamenti di attuazione della legge sulle SIM, che «sono stati stravolti dalla lobby bancaria». Come sì vede, comunque, il denominatore comune dei pensieri della categoria sono i timori per un mercato che non può andare avanti in questo modo. Negli ultimi giorni il controvalore degli scambi è stato costantemente sotto i 100 miliardi: 76 ieri, 80 martedì, in qualche occasione anche vicino ai 50. In Borsa vedono nero: la crisi presto investirà gli studi professionali, e in molti casi simili è sinonimo di disoccupazione. I licenziamenti presto arriveranno e alcuni operatori si vedono costretti a pensare un futuro diverso. Come sempre, però, ogni medaglia ha diversi aspetti. Motti ammettono infatti che la professione di procuratore e di remissore è stata sopravvalutata dall'ultimo boom di Borsa, e gli operatori hanno avuto redditi altissimi senza avere magari alcuna abilità specifica. Il discorso dì uno di loro è sintomatico: «Bisognerà trovarsi un altro mestiere. Se entriamo in una Sim da dipendenti, infatti, gli stipendi si fanno magri. Va bene guadagnare meno, ma da 20 milioni al mese uno può scendere a 10, al massimo 7. Con 3 come si vive?», con tanti saluti per chi guadagna ancora meno o non arriva a fine mese. E la paura si sta estendendo anche alle banche: «Più che i prezzi mi preoccupa il livello degli scambi – dice Maurizio Pinardi, responsabile dell'ufficio titoli della Comit- oltre agli studi professionali vuol dire che sono in difficoltà anche gli investitori istituzionali, altrimenti non si spiega un tale disinteresse per il mercato azionario». Alcuni operatori cercano aiuto nei Fondi. Ma i gestori in questo periodo sono assenti da Piazza Affari. Da uno studio presentato ieri da Giovanni Palladino, direttore dell'ufficio i studi della Prime, emerge infatti che i fondi hanno in questo momento in portafoglio solo il 5% della capitalizzazione complessiva della Borsa, contro il 10% dell'87. Dall'analisi, che verte sui 7 anni di vita dei Fondi, si recepisce il mancato impatto, rispetto alle potenzialità, dì questo nuovo strumento finanziario nel risparmio degli italiani. Nel "settennato*', infatti, i gestori hanno raccolto complessivamente 124 mila miliardi, ma il dato da prendere in considerazione, secondo Palladino, è quello della raccolta netta, che tiene conto anche dei riscatti, e qui si scende a 39 mila miliardi. Per cui, conclude lo studio, "si può affermare che nei loro primi sette anni di attività i fondi comuni hanno appena lambito il portafoglio delle famiglie italiane. Per crescere con più regolarità il settore ha bisogno di mercati di riferimento menò nervosi rispetto al recente passato". È quello che chiedono tutti.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

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