Dietro una palestra non ci sono solo attrezzi, abbonamenti e metri quadri. Ci sono una visione imprenditoriale, una cultura aziendale precisa e la capacità di leggere in anticipo i cambiamenti della società. È da questa prospettiva che prende forma la conversazione con Samuele Frosio, Amministratore Delegato di RSG Group Italia, protagonista di un’intervista che attraversa la storia di una delle realtà più rilevanti del fitness mondiale.
Oggi RSG Group conta oltre 900 club in più di 30 Paesi, circa 4,5 milioni di iscritti e un ecosistema di brand capace di parlare a pubblici diversi mantenendo una forte identità. Ma la sua storia parte da un’intuizione semplice e potentissima: rendere il fitness accessibile, scalabile e culturalmente rilevante. Le radici del Gruppo affondano nella Germania del 1997, quando Rainer Schaller apre la prima palestra a Würzburg. La sua ispirazione, racconta l’AD, era chiara fin dall’inizio: da una parte il mito di Gold’s Gym e della cultura bodybuilding americana, dall’altra l’idea di creare qualcosa di completamente nuovo per il mercato europeo. Schaller, grande appassionato di fitness e di Arnold Schwarzenegger, parte da un’intuizione nata anche dalla sua esperienza nei supermercati di famiglia: immaginare una palestra essenziale, funzionale, capace di offrire molto spazio per l’allenamento e pochi fronzoli, con un modello operativo più efficiente e accessibile. Nasce così McFIT, il “discount del fitness”, un marchio che fin dal nome richiama un posizionamento preciso: democratizzare l’allenamento senza rinunciare a qualità e riconoscibilità. Anche il branding iniziale rifletteva questa visione, il primo logo era una banana, simbolo immediato di energia, sport e ironia. Da lì, la crescita è rapida. Le prime aperture in Germania diventano in pochi anni un sistema capace di autofinanziare la propria espansione. Dalle prime dieci palestre si passa a 100, fino a guardare oltre i confini nazionali. In Italia, la prima apertura arriva nel 2014 a Verona, scelta non casuale: una città fortemente connessa all’area tedesca, dunque strategica per il debutto del Gruppo nel nostro Paese. La forza di RSG Group non sta soltanto nella dimensione, ma nella capacità di costruire un ecosistema di marchi con identità distinte. Accanto a McFIT, il brand più diffuso e accessibile, nel 2016 nasce John Reed, concepito direttamente dal Gruppo come format che unisce fitness, arte e musica. Un club pensato per i centri urbani più dinamici, con un posizionamento più premium, DJ set live, eventi artistici, bar e sauna. Poi arriva il passaggio simbolicamente più potente: nel 2020, nel pieno della pandemia, RSG Group acquisisce Gold’s Gym, il brand leggendario di Venice Beach, la “mecca del bodybuilding” frequentata da icone come Arnold Schwarzenegger e da intere generazioni di atleti e celebrità.
Per Samuele Frosio, questa acquisizione rappresenta quasi un ritorno alle origini ideali del Gruppo: “Gold’s Gym era stata l’ispirazione iniziale di Rainer Schaller. Entrare in quel brand significava raccogliere un’eredità simbolica fortissima”. Acquisire un brand iconico è una sfida. Rilanciarlo senza snaturarlo lo è ancora di più. Gold’s Gym aveva costruito il proprio mito parlando soprattutto a una nicchia molto definita: il bodybuilding. Il rischio, nel renderla più accessibile, era quindi doppio. Non riuscire a intercettare nuovi pubblici e, allo stesso tempo, indebolire l’identità originaria. Secondo l’AD, il punto di equilibrio è stato trovato grazie a una combinazione di esperienza di mercato e forza simbolica del marchio. Da un lato, i decenni di know-how maturati con McFIT; dall’altro, la consapevolezza che Gold’s Gym occupa già un posto nell’immaginario collettivo. Il risultato è un’evoluzione che amplia l’offerta senza cancellare l’aura leggendaria del brand. Gold’s Gym resta un’icona, ma diventa anche più aperta, contemporanea e inclusiva. RSG Group interpreta oggi il ruolo della palestra come spazio di aggregazione, appartenenza e trasformazione sociale. La crescita aziendale non è guidata esclusivamente dal profitto, ma da una visione più ampia del fitness come strumento di benessere e integrazione. Per questo McFIT continua a espandersi soprattutto nei quartieri dove le persone vivono davvero, spesso in aree periferiche, con l’obiettivo di mantenere un’offerta accessibile e democratica.
L’apertura di nuove sedi non è mai casuale. Dietro ogni club c’è uno studio approfondito delle location, del bacino di utenza, dei flussi urbani, delle abitudini delle persone. Il dettaglio, racconta Samuele Frosio, fa la differenza: selezione del personale, progettazione architettonica, scelta delle attrezzature, atmosfera, musica, identità visiva. È proprio qui che emerge uno dei tratti distintivi del Gruppo: la capacità di trasformare la palestra in un’esperienza coerente e riconoscibile, senza ridurla a un semplice contenitore di macchinari. Al centro della storia di RSG Group c’è inevitabilmente il fondatore Rainer Schaller, scomparso tragicamente nel 2022 in un incidente aereo al largo della Costa Rica insieme alla sua famiglia. Nel racconto dell’AD, Schaller non appare solo come un imprenditore visionario, ma come una figura capace di costruire un’azienda con una forte dimensione umana. Un leader che immaginava un’organizzazione poco gerarchica, orizzontale, fondata sulla fiducia, sulla libertà di espressione e sulla valorizzazione delle persone. Dopo la sua morte, il Gruppo ha attraversato il momento più difficile della sua storia. Eppure, proprio in quella fase si è rafforzata la volontà di proteggere e tramandare la sua eredità culturale. L’azienda è rimasta in mano alla famiglia, e questa continuità ha permesso di preservare non solo il business, ma anche i valori che lo avevano reso unico.
Guardando avanti, Samuele Frosio non immagina una palestra radicalmente diversa da quella attuale. La tecnologia e l’Intelligenza Artificiale avranno certamente un ruolo crescente: misurazione delle performance, sensori, personalizzazione dell’allenamento, maggiore comfort e analisi dei dati. Ma il cuore del fitness, secondo lui, resterà invariato. Allenarsi significa ancora confrontarsi con il proprio corpo, con la fatica, con il gesto primordiale del sollevare un peso e costruire forza. Il cambiamento potrà invece riguardare l’ambiente: palestre più sostenibili, più naturali, con una maggiore integrazione tra architettura, benessere e qualità dello spazio.
Per visualizzare l’intervista:
https://www.youtube.com/watch?v=3s-yz2yRfDU