Un imprenditore, tre città, un’unica idea di ospitalità che va oltre il singolo indirizzo. È questa la scommessa di Fabrizio Di Amato, fondatore del nuovo brand di lusso Le Graal, pensato non come un marchio alberghiero nel senso classico del termine, ma come il punto di partenza di un mondo più esteso: una rete di destinazioni in cui design, cultura e ospitalità italiana si intrecciano.
Se tradizionalmente l’ospitalità italiana è sempre stata legata a un luogo preciso, il grande hotel sul lago, il palazzo di famiglia, il rifugio riservato agli intenditori, Fabrizio Di Amato capovolge la prospettiva, immaginando un ecosistema che collega tre indirizzi distinti: un hotel cinque stelle a Cortina d’Ampezzo, in apertura in autunno; un club privato a Roma, atteso per la prossima primavera; e un ritiro benessere sul Lago di Garda, previsto per il 2028. L’imprenditore firma con Le Graal il suo primo progetto personale nel mondo dell’ospitalità. La sua ambizione, spiega, nasce da una visione più ampia coltivata attraverso l’investment company: valorizzare e reinterpretare l’eccellenza del Made in Italy, superando le definizioni convenzionali di accoglienza per costruire luoghi in cui estetica, cultura e relazioni umane convivono in modo spontaneo. A dare corpo operativo a questa visione è Claudio Ceccherelli, direttore operativo del brand, con un curriculum che comprende il Park Hyatt Paris-Vendôme, l’Hôtel Martinez di Cannes, il Park Hyatt Milano e Villa d’Este sul Lago di Como. Secondo Ceccherelli, l’obiettivo di Fabrizio Di Amato non si esaurisce nella progettazione di ambienti raffinati: chi entra in una qualsiasi delle strutture di Le Graal dovrebbe percepire non di essere un ospite, ma di appartenere a qualcosa di più grande.
Cortina è la prima tappa: un edificio storico austriaco degli anni ‘20, a pochi passi dal centro e dagli impianti sciistici, ripensato dall’architetto Achille Salvagni, al suo debutto in un progetto alberghiero. Le 30 camere affacciano tutte sulle Dolomiti e rompono con l’estetica alpina più prevedibile grazie a pavimenti in rovere spazzolato con posa a Versailles, pietra dolomitica bianca, marmi rossi, verdi e grigi e stucchi tono su tono: una combinazione che Ceccherelli descrive come una narrazione visiva ed esperienziale inedita per le Dolomiti. La struttura resterà attiva tutto l’anno, con l’obiettivo di attirare visitatori anche fuori stagione sciistica, sui sentieri escursionistici. Il progetto a Roma prende invece la forma del primo club privato del suo genere in città, ospitato all’interno di Palazzo Medici Clarelli, su Via Giulia: undici tra camere e suite, due ristoranti, una lounge nel chiostro, un American bar, uno speakeasy, una cantina, una palestra e sale trattamenti. Si tratta di un capitolo particolarmente sentito per Fabrizio Di Amato, che è socio di 5 Hertford Street e Oswald’s a Londra, e che ha voluto trasportare a Roma quello spirito fatto di comunità, scambio culturale e sobria raffinatezza, filtrandolo però attraverso un linguaggio più contemporaneo. Il risultato è un club senza le gerarchie tipiche di certi omologhi londinesi, dove i soci non si distinguono per titolo o professione ma per curiosità e affinità. Infine, sul Lago di Garda, l’ultima tappa prenderà forma in una villa palladiana trasformata in un santuario del benessere, con trattamenti costruiti attorno a tre pilastri (rigenerazione energetica, longevità consapevole e gestione dello stress) pensati in dialogo con il paesaggio, l’architettura della proprietà e la cucina locale. La base resta profondamente italiana: rispetto per l’artigianato, per il contesto culturale e per la valorizzazione degli edifici storici. L’Italia, in fondo, non aveva bisogno di essere reinventata, solo riscoperta.
Per maggiori informazioni:
https://robbreport.com/travel/hotels/le-graal-italian-luxury-hospitality-1238329600/
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