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Auro Palomba: “Aumento di capitale nel futuro della Comit”

30 Apr , 1992  

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Auro Palomba: “Aumento di capitale nel futuro della Comit” 5.00/5 (100.00%) 1 vote

Utile netto scendo a quota 317 miliardi: l’analisi di Auro Palomba

 

Alle prese con un altro “anno di transizione”, la Banca Commerciale italiana tratteggia i piani futuri. Il presidente Sergio Siglienti ammette che il bilancio 91 approvato ieri dall’assemblea non è certo fra i migliori dell’istituto milanese, ma dice anche che sarebbe bastato qualche “artificio contabile” per farlo apparire più in linea con le previsioni. Quest’anno non sarà migliore, perché gli investimenti effettuati nel ’90 e ’91 “non hanno dispiegato il loro effetto”, ma la Comit proseguirà nella politica che prevede massicci investimenti e un occhio attento al patrimonio, basata sulle risorse frutto della gestione e sul ricorso tramite i mercati finanziari, a prestiti subordinati. Ma, in futuro, non è esclusa nemmeno una ricapitalizzazione. La banca non chiede denaro fresco al mercato ormai da cinque anni, e dunque potrebbe anche venire il momento. Siglienti ha infatti affermato a margine dell’assemblea che “non dipenderà solo da noi ma il problema di un aumento di capitale, non al fine di migliorare i coefficienti patrimoniali, si porrà, anche se non c’è urgenza”. Questa è la maggiore novità emersa sa un’assise tutto sommato tranquilla, i cui piccoli azionisti presenti hanno interrogato i vertici più che altro su problemi marginali, fatta eccezione la creazione del gruppo polifunzionale e le sinergie con il Credito italiano.

 

Su quest’ultimo punto il presidente ha spiegato che la Banca d’Italia ha autorizzato la seconda subholding, relativa ai prodotti, prevista dagli accordi fra le due Bin: “E’ stata creata una apposita holding e alcune cose, come il brokeraggio assicurativo, le conferiremo subito. Per altre decideremo di volta in volta se metterle in comune”. Saglienti ha poi formulato, con il suo consueto stile pacato, alcune richieste del mondo bancario in vista dell’unificazione dell’Europa, per rendere i nostri istituti competitivi con quelli degli altri Paesi della Cee. In sintesi, il presidente della Comit ritiene che andrebbe adeguato il livello della riserva obbligatoria alla media Cee, riveduto l’aspetto fiscale delle attività finanziarie come i titoli di stato, obbligazioni e interessi sui depositi, e infine corretto il trattamento tributario degli accantonamenti per le sofferenze verso i Paesi a rischi. Sul primo punto Siglienti ha fatto l’esempio della Spagna “che anche in questo ormai ci ha superato avendo portato al 5% la riserva obbligatoria dal 17 di qualche tempo fa (l’Italia è ferma al 19,8%, i paesi della Cee sono in media sotto il 5%), mentre nel terzo caso il presidente della Bin ha fatto l’esempio della Germania, dove ora Deutsche Bank è in grado di fare accantonamenti per i rischi in Unione Sovietica che sono esenti fino all’80%”. Tornando alla gestione, Siglienti ha spiegato che il ’91 “è stato un anno di crisi in cui però abbiamo ritenuto indilazionabile il nostro programma di sviluppo”.

 

Il presidente della Comit ha messo l’accento sui maggiori volumi d’investimento effettuati (3.124 miliardi, 995 in più del ’90) grazie all’autofinanziamento, che, distogliendo tuttavia risorse e impieghi immediatamente produttivi, ha comportato un minor incremento del reddito di gestione, che si è attestato a 3.502,2 miliardi. L’ultimo esercizio ha registrato un livello record di ammortamenti (+34%) e accantonamenti (+18%) che permettono all’istituto di coprire internamente i crediti nei confronti dei Paesi a rischio, e il 50% di quelle legate a Federconsorzi. Siglienti ha poi ammesso che i primi del ’92 registrano un andamento “abbastanza favorevole rispetto al corrispondente periodo del ’91, che però era stato negativo”. I passi avanti sono stati fatti in particolare sul fronte della raccolta, mentre gli impieghi risentono della fase di recessione. Gli azionisti hanno infine votato il bilancio ’91, che si è chiuso con un risultato lordo di gestione in lieve progresso a 1.138,9 miliardi. Il risultato netto è di 317 miliardi (475,4 nel ’90). Il dividendo che verrà devoluto è invariato a quello precedente, pari a 230 lire per azione di risparmio e 200 per ogni ordinaria.

 

FONTE: Il Messaggero

AUTORE: Auro Palomba

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