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Alessandro Benetton: “Io il Renzi delle imprese, ho stravolto il sistema”

9 mag , 2014  

Alessandro Benetton

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Alessandro Benetton è passato al comando breve negli anni più burrascosi dell'azienda, il rinnovamento del modello e il ritorno a 21 Investimenti. "Ma il mio futuro l'ho deciso io"

Splende il sole su villa Minelli nel giorno che segna la rivoluzione del gruppo di Ponzano. Alessandro Benetton, in splendida forma dicono, attende l'assemblea che determinerà il suo abbandono della nave e metterà il punto a una presidenza a tempo determinato (la sua nomina risale a appena due anni fa, il 24 aprile del 2012 in successione del padre Luciano Benetton), incastonata in una crisi che ha acuito la necessità di cambiamento. Una sfida che il secondogenito di Luciano ha affrontato come è solito affrontare tutte le sfide con la sua creatura di 21 Investimenti, da cui torna da presidente operativo ma da cui in fondo non si è mai allontanato. Un approccio imprenditoriale di chi seleziona aziende, le stravolge con uno stile di rottura, per farle crescere a livello internazionale. Lui nell'economia, come Renzi nella politica, "il Renzi delle imprese": il leader che stravolge il sistema senza fare conti con il consenso, prendendosi la responsabilità di scelte e rischi davanti a un processo di cambiamento radicale che ora appare irreversibili: nel giorno dell'addio alla presidenza, Alessandro Benetton esce con la convinzione che, comunque vada, data la necessità di svolta a Ponzano non si torna più indietro.

 

La crisi di Benetton ha radici antiche: non bastano l'erosione dei consumi a spiegarla e un modello di business un po' datato. Bisogna aggiungere un altro tassello: un attaccamento che la dinasty ha sempre avuto per l'azienda di famiglia, una difficoltà genetica a tagliare il cordono ombelicale con il gruppo dell'abbigliamento. "Una realtà il cui nocciolo duro e motore trainante sono stati per anni la genialità visionaria di Luciano", ribadisce Alessandro Benetton. Ma l'imprenditoria italiana fatta di fiuto e genialità a volte ha bisogno di manager concreti, concentrati anziché nella diffusione delle campagne shock, sulla pianificazione e controllo della distribuzione. Ed è questo che ha cercato di fare Alessandro Benetton, dopo che Mauro il primogenito, ha abdicato il al ruolo di delfino della seconda generazione di una delle famiglie più ricche e amate d'Italia molto tempo prima. Entra in azienda e tenta di stravolgerla, il riferimento è al modello Del Vecchio: "Ha saputo cambiare pelle tre-quattro volte". Tenta di imprimerle modernità e velocità, pur avendo tra le mani un elefante enorme e lentissimo. Oggi la tecnologia consente la rivoluzione della velocità, stare sul mercato al ritmo di pochi mesi, non un anno e mezzo. Contemporanea al suo ingresso, la decisione di ritirare la società da Piazza Affari. La riorganizzazione già in corso dell'azienda entra nel vivo con lo scorporo a tre del business e la riorganizzazione della rete vendita. Ma non tutte le ciambelle escono con il buco, anzi: l'epilogo amaro del mancato di rilancio di Playlife, marchio per la quale Alessandro Benetton aveva messo la faccia, e la vita in un libro, è la prova che a volte fare l'imprenditore è un'altra storia. Con Playlife Alessandro Benetton aveva cercato di attuare un suo personalissimo percorso di innovazione. Ad aprile 2013 con la collaborazione della giornalista Paola Polo, aveva pubblicato il volume "AB, a Playlife Story", presentato in anteprima a Roma, in concomitanza con l'inaugurazione del nuovo store Playlife in via Cola di Rienzo. Una serie di immagini, tratte da un album di famiglia e diari di scuola, che avevano come unico filo conduttore l'autonomia di pensiero e di azione del presidente di Benetton Group. La stessa autonomia di pensiero che aveva cercato di imporre nella rivoluzione del marchio Playlife di cui era diventato testimonial. Ora dopo due anni Alessandro Benetton se ne va, dopo aver provato a invertire la rotta in tempi di burrasca, solo i numeri chiariranno se sta abbandonando la nave da capitano, prima che affondi o meno. Ma Alessandro Benetton ribadisce che di fuga non si tratta: nonostante la crisi, le nuove vetrine a gestione diretta – di cui l'ultima è quella appena inaugurata in Piazza Duomo a Milano, presto un'altra a Mosca – starebbero dando riscontri positivi in termini di vendite (si parla di profitti raddoppiati rispetto al medesimo periodo dell'anno scorso. Ma soprattutto per il rampollo di casa Benetton ricomincia da 21 Investimenti: "Nel ruolo di presidente operativo" ci tiene a sottolineare con implicito riferimento al ruolo senza poteri affidati a Gianni Mion. Al di là del giudizio sulla presidenza di Ponzano ("Ho fatto quello che andava fatto"), Alessandro Benetton vuole tornare nella mischia e a quel primo amore da cui non si è mai realmente allontanato. A febbraio risale l'ultima importante operazione, nel food&beverage con l'ingresso nel campitale di Forno d'Asolo Spa di Maser, società leader in Italia nella produzione di Brioche, prodotti da forno e pasticceria surgelati. E poi c'è il fiore all'occhiello di Pittarello Rosso, oggi Pittarosso. Dall'ingresso di 21 Investimenti nel 2011 il fatturato è raddoppiato. E si contano un migliaio di nuove assunzioni

FONTE: La Tribuna di Treviso
AUTORE: Serena Gasparoni